L’Ordine mi apre procedimenti disciplinari per i processi che mi riguardano. Ma dopo aver ricevuto quella lettera non mi ha mai convocata né mi ha mai chiesto la mia versione dei fatti.
ENPAM * Ordine dei Medici di Roma * Diritto di replica * Trasparenza istituzionale
Una lettera inviata a tutti gli Ordini dei Medici d’Italia. Nessuno, però, ritenne di ascoltare anche la persona direttamente interessata.
Dieci domande che attendono ancora una risposta.
Il 25 febbraio 2020 il Presidente dell’ENPAM, Alberto Oliveti, inviò una lettera avente ad oggetto il mio nome. Non fu inviata a me, ma a numerosi destinatari istituzionali: componenti dell’Assemblea Nazionale ENPAM, Osservatori, FNOMCeO, CAO, Consiglio di Amministrazione, Collegi Sindacali, Comitati consultivi e Presidenti degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri d’Italia.
Io ne venni subito a conoscenza grazie a una persona estranea che me la fece avere.
Ritenni quella comunicazione di straordinaria gravità e, fin da subito, ne parlai pubblicamente attraverso articoli, video, interventi sui social ed esposti alle autorità competenti. La lettera è stata pubblicata integralmente nel mio libro Il potere non vuole testimoni uscito nel maggio 2025, ed è stata nuovamente analizzata nel volume POTERE ALLA SBARRA, pubblicato nel luglio 2026. Acquistabili su Amazon.
In tutti questi anni ho continuato a chiedere spiegazioni sul contenuto di quella lettera e sulle modalità con cui venne diffusa. Eppure non ho mai ricevuto risposte di merito. Al contrario, nello stesso periodo mi sono trovata ad affrontare numerosi procedimenti giudiziari legati alla mia attività giornalistica e l’Ordine dei Medici di Roma ha più volte aperto nei miei confronti procedimenti disciplinari collegati a tali vicende. Da questa evidente differenza di trattamento nasce il presente articolo.
Sottopongo all’attenzione dell’opinione pubblica nove domande che, a mio avviso, meritano ancora una risposta.
1.Perché la destinataria non ricevette la lettera?
L’oggetto della comunicazione era il mio nome. Eppure la sola persona a non riceverla fui proprio io. Mi domando perché non mi sia stato riconosciuto il diritto elementare di conoscere immediatamente il contenuto di una comunicazione che riguardava la mia persona e la mia reputazione.
2.Come poteva essere conosciuta un’iscrizione nel registro degli indagati?
Nella lettera si afferma che risultavo iscritta nel registro degli indagati. Io, tuttavia, ricevetti il relativo avviso formale soltanto alcuni mesi dopo. Mi domando come quella informazione fosse già conosciuta e su quale base fosse stata riportata.
3.La vicenda della vendita dell’appartamento è stata ricostruita correttamente?
Questo è il passaggio più significativo dell’intera lettera. Il Presidente scrive che la mia pretesa “non venne considerata”, lasciando intendere che io volessi acquistare l’appartamento a un prezzo inferiore rispetto a quello, “già fortemente scontato”, riservato agli altri condomini. Questa affermazione non corrisponde ai fatti che ho sempre documentato. Io accettai integralmente il prezzo stabilito dall’ENPAM. Non chiesi mai uno sconto sul prezzo dell’immobile. Contestai esclusivamente la richiesta di corrispondere il 2% a una cooperativa, importo che ritenevo privo di fondamento, poiché la cooperativa non aveva svolto alcuna attività di mediazione immobiliare. Nel corso degli anni questa valutazione mi è stata confermata anche da professionisti del settore. È una differenza sostanziale. Ma vi è un fatto che rende ancora più difficile comprendere quanto scritto nella lettera. Dopo la mia esclusione dall’acquisto, quello stesso appartamento fu venduto alla successiva acquirente, Alessandra Magnante, a un prezzo di circa 17.000 euro inferiore rispetto a quello richiesto a me.
Ed è qui che nasce la domanda.
Se, come afferma il Presidente, la mia richiesta non poteva essere accolta perché avrebbe comportato una riduzione del prezzo di vendita, come si spiega che quello stesso appartamento sia stato successivamente venduto a un prezzo di circa 17.000 euro inferiore? Se il prezzo richiesto a me era realmente quello corretto e non poteva essere ridotto, per quale ragione l’ENPAM ha poi venduto lo stesso immobile a un prezzo inferiore? È questa la contraddizione che, ancora oggi, attende una spiegazione.
3-bis. La successiva vendita dell’immobile pone ulteriori interrogativi?
La successiva vendita dell’appartamento apre un’ulteriore questione. Al momento del rogito la mia posizione giuridica sull’immobile non era definitivamente definita. La controversia con l’ENPAM era ancora in corso e non poteva certo considerarsi definitivamente conclusa. Mi domando quindi se, prima della stipula dell’atto di compravendita, siano state effettuate tutte le verifiche necessarie sulla situazione giuridica dell’immobile e sull’eventuale esistenza di diritti, pretese o controversie ancora pendenti. In questo contesto, mi domando anche quale sia stato il ruolo del notaio rogante Andrea Mosca e se, prima della stipula, siano stati svolti tutti gli accertamenti normalmente richiesti per verificare che l’immobile fosse libero da situazioni giuridiche ancora controverse. Sono domande che, ancora oggi, ritengo meritino una risposta documentata.
4.È questo il linguaggio che dovrebbe utilizzare una comunicazione istituzionale?
Nella lettera vengono utilizzate espressioni fortemente negative nei miei confronti. Mi domando se questo sia il linguaggio che un Presidente di un ente previdenziale dovrebbe utilizzare parlando di una propria iscritta davanti a oltre cento destinatari istituzionali. È normale che una comunicazione istituzionale contenga giudizi personali sulla persona cui si riferisce?
5. Perché vengono coinvolte persone estranee?
Nella seconda pagina vengono citati il mio avvocato, Giuseppe Lupis, e il magistrato Michele Nardi. Entrambi vengono nominati senza essere destinatari della comunicazione e senza avere alcuna possibilità di conoscere contestualmente il contenuto della lettera o di esercitare il proprio diritto di replica. Mi domando quale fosse la ragione di tali riferimenti.
6. Esiste un diverso criterio di responsabilità?
Io sono stata chiamata più volte a rispondere davanti ai tribunali per gli articoli che ho scritto. Per questa lettera, invece, nonostante le denunce presentate da me e dal mio difensore, non mi risulta che vi sia stata alcuna conseguenza. Mi domando se il principio della responsabilità debba valere per tutti oppure soltanto per alcuni. Se un cittadino può essere chiamato a rispondere delle proprie parole, lo stesso principio non dovrebbe valere anche per chi ricopre le più alte cariche istituzionali.
7. Gli Ordini dei Medici destinatari hanno svolto verifiche?
Quella comunicazione è stata inviata a tutti gli Ordini dei Medici d’Italia. Mi domando se qualcuno abbia mai ritenuto opportuno chiedere la mia versione dei fatti o verificare quanto contenuto nella lettera. Oppure è stata semplicemente acquisita senza alcun contraddittorio?
8. Perché il mio Ordine ha adottato comportamenti diversi?
Questo è, probabilmente, il punto che più mi colpisce. L’Ordine dei Medici di Roma, negli anni successivi, mi ha più volte comunicato, tramite PEC, l’apertura e la chiusura di procedimenti disciplinari nei miei confronti, motivati dall’esistenza di procedimenti penali ancora in corso. Eppure quello stesso Ordine aveva ricevuto nel 2020 questa lettera. Non mi risulta che mi abbia mai convocata per chiedermi spiegazioni sul suo contenuto. Non mi risulta che abbia chiesto chiarimenti al suo autore. Non mi risulta che abbia svolto alcun approfondimento. Mi domando, allora, quale sia il criterio adottato. Perché in alcuni casi l’Ordine ritiene doveroso intervenire, mentre in altri non ritiene necessario neppure ascoltare l’iscritta direttamente interessata?
È questa apparente diversità di criterio che continuo a non comprendere.
9. Il medesimo criterio disciplinare è stato applicato anche nei confronti del dott. Alberto Oliveti?
L’Ordine dei Medici di Roma ha più volte aperto nei miei confronti procedimenti disciplinari in relazione all’esistenza di procedimenti penali ancora in corso. Fino a pochi mesi fa. Mi domando allora se lo stesso criterio sia stato applicato anche nei confronti del dott. Alberto Oliveti da parte dell’Ordine dei Medici presso il quale è iscritto. Nel corso degli anni, infatti, il suo operato è stato interessato da diverse iniziative giudiziarie e, più recentemente, risulta convenuto in un giudizio promosso dalla Corte dei conti per un presunto danno erariale.
Mi domando quindi se l’Ordine territorialmente competente abbia mai ritenuto di valutare tali vicende sotto il profilo disciplinare. È stato aperto un procedimento disciplinare? Se sì, con quale esito? Se no, quali criteri giustificano una diversa valutazione rispetto a quella adottata nei miei confronti?
10. Che fine ha fatto il deposito cauzionale?
Vi è, infine, un’ulteriore questione che, nonostante le mie ripetute richieste, non ha mai ricevuto una spiegazione chiara e documentata. Al momento del rilascio dell’immobile non mi fu restituito il deposito cauzionale che avevo regolarmente versato. Solo successivamente, a seguito di reiterate richieste inoltrate all’ENPAM tramite PEC, appresi da una comunicazione della Fondazione che tale somma sarebbe stata attribuita alla successiva acquirente dell’appartamento, Alessandra Magnante. Pertanto, non solo l’immobile da me richiesto in prelazione è stato assegnato a un’altra persona, ma anche il deposito cauzionale da me versato risulterebbe trasferito alla nuova acquirente, senza che io ne fossi preventivamente informata e senza che mi venisse fornita alcuna giustificazione. Chiedo dunque di conoscere sulla base di quale titolo giuridico e di quale documentazione contabile una somma di mia spettanza sia stata riconosciuta a un soggetto terzo. Anche su questo punto ritengo doverosa una risposta formale, completa e corredata dai relativi atti.
Conclusione
Non scrivo queste righe per chiedere solidarietà. Le scrivo perché ritengo che la trasparenza, il contraddittorio e il diritto di replica debbano valere sempre, soprattutto quando a parlare sono le istituzioni. Non pretendo che qualcuno condivida le mie conclusioni. Pretendo soltanto che le domande possano essere poste e che ricevano una risposta. Perché quando una comunicazione istituzionale incide sulla reputazione di una persona, il silenzio delle istituzioni diventa esso stesso un fatto che merita di essere interrogato.
La democrazia vive di trasparenza. E la trasparenza comincia sempre da una domanda.
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