Copertina libro "Il potere non vuole testimoni"

Il mio  libro-inchiesta pubblicato su Amazon.

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Attraverso documenti, il libro mette a fuoco reti di interessi e decisioni opache finora ignorate. Uno sguardo critico che sfida il silenzio imposto da chi detiene il potere.

Il mio  libro-inchiesta indaga sulle manovre oscure perpetrate nella Fondazione Enpam, Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Medici, sul tentativo di mettere a tacere chi le denuncia. Un libro scritto in due settimane, in risposta all'articolo pubblicato il 17 aprile 2025 sul giornale dei medici Il giornale della Previdenza usato come canale personale e privato dal presidente Alberto Oliveti per diffamare e delegittimare chi si è permesso di puntare i riflettori sulla gestione della fondazione Enpam da lui presieduta da decenni.

Sono un medico. Sono una giornalista. Ho denunciato pubblicamente la gestione opaca con risvolti discutibili dell'ente di previdenza dei medici italiani. L'Enpam.

E per aver raccontato fatti e verità in numerosi articoli e post sui social, sono stata processata e addirittura condannata in primo grado per diffamazione, senza attenuanti perchè ho continuato a scrivere. insomma, non mi sono pentita. Esercitando il mio diritto di parola e di cronaca.

Ma io, forte di dire la verità continuo, nonostante la condanna iniqua che sa di intimidazione.

Il Presidente Alberto Oliveti il 17 aprile 2025, giovedì santo a tre giorni dalla Santa Pasqua, ha fatto diffondere la notizia della mia condanna - in primo grado - ma questo "piccolo" particolare è stato omesso, attraverso il giornale di Previdenza dei Medici, un canale istituzionale che il presidente ha utilizzato come fosse un suo spazio personale. https://www.giornaleprevidenza.it/previdenza-e-assistenza/diffamo-il-presidente-dellenpam-dottoressa-condannata-in-penale/
Questa comunicazione opaca, in linea con la gestione dell'ente, oltre a ledere la mia reputazione, viola il principio della presunzione di innocenza garantito fino al terzo grado di giudizio (art. 27, comma 2, Costituzione) e contravviene alla normativa sulla riservatezza delle informazioni giudiziarie non definitive, tutelate dal segreto istruttorio e dalla legge n. 196/2003 (Codice Privacy).

Sono stata condannata perchè i miei continui scritti hanno arrecato turbamento al presidente. La cosa inquietante è che non sono stata condannata perchè ho scritto il falso, ma sono stata condannata, in primo grado in un processo tutto da chiarire, perchè ho scritto troppo. In cosa lo avrei diffamato? Tutto quello che ho scritto risponde al vero. Nessuna contestazione nel merito. Viviamo proprio in uno strano paese. Nessuna attenuante per l'imputata che scrive troppo

Alla sbarra non un criminale incallito, ma una cittadina tenace, una pediatra neonatologa, una giornalista, la sottoscritta, colpevole di aver scritto troppo e – peggio ancora – senza pentirsi.

Dall'articolo pubblicato sul giornale della Previdenza - dei medici, giornale istituzionale utilizzato a fini personali, e questo la dice lunga sull'uso della cosa pubblica a fini privati, si legge:
“La persecuzione mediatica di cui è stato vittima ( Alberto Oliveti ndr) si commenta da sola”
, si legge nella sentenza n. 386/2025, che ha negato alla Marando ogni attenuante.“L’imputata – si legge nel provvedimento – non appare meritevole delle circostanze attenuanti generiche in quanto non risulta avere ancora compreso il disvalore della sua condotta”.

Il giudice, evidentemente provato da una lettura intensa, ha negato ogni attenuante: l’imputata ha continuato a pubblicare articoli e post su giornali e social disturbando lo spirito del presidente Alberto Oliveti, che non trova pace e ha perfino paura. Dice di avere avuto "ricadute sia nella vita professionale sia in quella privata". Ma questo non gli ha impedito di scalare le più alte vette della finanza. Di essere accolto con onori nei salotti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale. L'adrenalina, prodotta dalla paura e dallo stress, evidentemente gli giova, non lo penalizza, se questi sono i suoi risultati.

Un processo, il mio, discutibile sotto ogni punto di vista, concluso con una condanna più narrativa che giuridica. 

Ora questa storia è diventata un libro.
Una seconda edizione, più completa, più documentata, più urgente.
Un libro per i medici, ma anche per ogni cittadino che ha subito silenzi, abusi, pressioni, ingiustizie.
Un libro per chi sa che la libertà di parola ha un prezzo, ma che vale sempre la pena pagarlo.

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Restate connessi. Leggere è un atto di resistenza.

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