Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
csm-150-pxIl Consiglio Superiore della Magistratura - CSM - non vuole nessuna riforma. Non vuole modificare nulla. Al CSM va bene così. Va bene pure che i processi durino una vita, che gli errori eclatanti commessi da parte di Giudici e Pubblici Ministeri non vengano penalizzati, che alcuni processi vengano istruiti ad hoc contro chiunque si azzardi a sfiorare,  l’ordinamento della Giustizia. In sostanza lo scopo principe è quello di proteggere incondizionatamente Pubblici Ministeri e Giudici mediocri. Quelli bravi si proteggono da soli.
L’apparato della Giustizia detta le regole anche nei confronti di chi deve governare il paese. Se il Premier non è di loro gradimento, istruiscono teoremi per colpire l’interessato che poi risulta innocente. Assistiamo alla riesumazione di procedimenti penali già discussi in innumerevoli udienze ed archiviati, dando voce a pentiti, specie ad uno come Spatuzza con quaranta omicidi tra cui uno efferato che è quello di aver sciolto nell’acido un bambino di undici anni. Se fossimo negli Stati Uniti oggi Spatuzza sarebbe stato solo un ricordo. E processato per calunnia aggravata continuata.

Caro Ministro Alfano non si affanni per far approvare il “processo breve” già bocciato in partenza dal Consiglio Superiore della Magistratura e quindi inapplicabile.

Vorrei però informarla che quello che ai cittadini comunque interessa non è la “quantità” ma la qualità dei processi. Interessa che sia un giusto processo anche se più lungo. Non che sia breve. Un breve  ma ingiusto processo è dannoso. Un processo più lungo ma giusto è utile oltre che necessario.

Bisogna che ci sia correttezza, onestà e preparazione da parte dei magistrati. Che non guardino ai propri vantaggi e stiano più tempo  nei tribunali in che televisione dove sembra si trovino più a loro agio. Il loro posto e per cui sono pagati è l'aula dei  palazzi di Giustizia non l'isola dei famosi dove sembrerebbero volere approdare  tra talk-shaw e interviste.

Bisogna leggere gli articoli della Bibbia, pardon della Costituzione, per rendersi conto della potenza che si è attribuito l’apparato della Giustizia. L’articolo 105 dice testualmente: “ Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.” e l’articolo 107 declama “ I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisioni del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.” Concede al Ministro della giustizia solo “ …la facoltà di promuovere l’azione disciplinare.”  (sempre sotto l’egida del CSM).
Anche l’articolo 110 concede al Ministro della giustizia qualcosa come l’organizzazione ed il funzionamento dei loro servizi.

Ed allora? Bisogna, prima della presentazione di una qualsiasi legge sulla giustizia, modificare e riformare la Costituzione. Togliere i privilegi e dare più consistenza e responsabilità al Parlamento eletto dal Popolo.

A proposito del Popolo, l’articolo 1 della Costituzione, ammette che “La sovranità appartiene al Popolo” ma limita questa sovranità perché aggiunge “... che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” limiti che si esaltano quando si parla della giustizia.

Da tutto quanto questo emerge un fatto eclatante: il Parlamento eletto democraticamente dal Popolo, non può approvare una legge se non aggrada il potere giudiziario. Potere giudiziario, come è stato constatato, è un organo indipendente da tutto. Si gestisce da solo, nomina i Giudici, insomma non deve rendere conto a nessuno del proprio operato.

Ma allora  sorge spontanea una domanda. Chi paga? Lo Stato? Con quale soldi? Con quelli dei contribuenti? E allora portiamo i loro stipendi a livello di quello dei comuni dirigenti. Tipo quelli di un medico ospedaliero. Tanto per fare un esempio. Il loro lavoro non è più difficile e delicato di quello di un medico. Entrambi hanno a che fare con la vita e la morte delle persone! E non credo che lo stipendio di un dirigente medico, dopo trent’anni di carriera, sia al netto superiore a due-tre mila euro. E in più da questi soldi deve uscire l’ingente somma per un’assicurazione professionale, più le spese di macchina, e tasse varie.  Assicurazione professionale che i giudici non pagano. Se sbagliano paga lo Stato. Cioè noi contribuenti.E abbiamo visto quanti errori tragici i signori magistrati commettono impunemente. 

Non mi sembra che questo ragionamento faccia una piega. Se poi vogliono essere liberi battitori, si facciano pagare un tanto a processo. Tanti ne sbrigano e bene, tanto si pagano.
Invece lo Stato elargisce per  il loro servizio stipendi da favola rispetto a quei Dirigenti Generali statali di pari grado che invece percepiscono stipendi nettamente inferiori e con maggiore responsabilità e se sbagliano pagano.

E che dire dei due mesi di ferie che i Giudici usufruiscono annualmente?.
Perché lo Stato non applica nei confronti dei Signori Giudici e PM le retribuzioni proporzionate alla quantità e qualità del lavoro secondo quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione?
Quindi in ossequio con quanto stabilito dal precedente articolo costituzionale, il Governo dovrebbe unificare tali compensi in una unica tabella riportando tutti gli stipendi a quelli attuali dei dirigenti statali: il risparmio potrebbe andare a quei disoccupati che per la congiuntura economica attuale vengono quotidianamente messi in mezzo alla strada senza adeguato sostegno.

Cari Signori politici per riportare l’apparato della giustizia a più miti consigli bisogna iniziare da una accurata revisione degli emolumenti proporzionandoli alla loro attività
Potrebbero scioperare, fermare per un periodo il corso dei processi, ma poiché essi sono già così esasperatamente lunghi nel tempo, gli interessati non se ne accorgerebbero nemmeno. 

Pasquino, la voce di Roma    11.12.2009         

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