Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
dr bruno contradaLeggo su un giornale  che  il 20 novembre il Tribunale di sorveglianza di Napoli dovrebbe dire “con specifiche, concrete e significative circostanze fattuali se “l’ex funzionario del Sisde presenti ancora “profili di pericolosità sociale  o se invece ci siano garanzie di affidabilità”, ai fini del differimento della pena per motivi di salute, che gli è stato negato il 23 luglio facendo riferimento, secondo la Suprema Corte, ad ”indici astratti e generici (quali la personalità dell’interessato, il reato in esecuzione, l’entità della residua pena).
Andiamo proprio bene! Ho sempre tentato di non pronunciarmi su un provvedimento giudiziario, nisi tota sententia (per così dire) perspecta, ma francamente, se le cose stanno come fa capire il giornale, credo che forse occorrerebbe gettare alle ortiche formule vuote come il libero convincimento del giudice, stabilire regole precise per la motivazione e soprattutto reintrodurre nei licei e nelle facoltà di giurisprudenza le cattedre di logica, in modo che anche uno sconsiderato come me possa guidare correttamente i propri pensieri verso una soluzione accettabile.
Cerco di essere più chiaro. Cosa si potrebbe dire della personalità dell’interessato? Che è un maniaco? Che è uno stupratore di bambini? Che è un bieco assassino? Che è vissuto tutta la vita di espedienti? Un giocatore d’azzardo inveterato? Oppure che è un uomo che, da funzionario di polizia, ha lavorato, come accadeva in passato e forse ancora oggi, molto più delle ore canoniche,  affrontando rischi ogni giorno in un ambiente molto difficile e forse, come era  indispensabile fino a qualche decennio fa, riuscendo in un’operazione di captatio benevolentiae, che era una sorta di grimaldello, l’unico con il quale si riusciva ad accedere a fonti primarie per carpire qualche notizia di prima mano su quanto si agitava all’interno dell’organizzazione mafiosa? Non sono regolamentate dal codice di rito le cosiddette fonti confidenziali? Un funzionario che è riuscito a raggiungere i vertici dell’amministrazione dello Stato, da dove, se fosse stato veramente corrotto, avrebbe potuto provocare danni immensi?  Si può obiettare che in tutte le amministrazioni dello Stato gente stupida e corrotta può raggiungere e, di fatto raggiunge posizioni di grande prestigio: se ciò non succedesse non assisteremmo ogni giorno a decisioni stupide e a sperperi di denaro pubblico. Come, però, mi spiegava mio zio maresciallo di pubblica sicurezza, in polizia tu potresti fregare pure tutti i superiori con operazioni con troppo  fumo e poco arrosto o con atti adulatori, ma non riusciresti mai a fregare i tuoi dipendenti, che, appena si accorgono che non riescono a fidarsi di te, trovano il modo di almeno di farti emarginare e farti spostare dove non puoi costituire un pericolo per la sicurezza.

mauro de mauro 130pxCosa significa poi il reato in esecuzione? Il reato per il quale è stato condannato, poi assolto, poi ricondannato sulla base delle dichiarazioni di una serie di pentiti? Dobbiamo dircelo chiaramente: per quanto riguarda i pentiti siamo all’anno zero. Un esempio lampante è rappresentato dal credito dato alla storia delle ossa del giornalista siciliano Mauro De Mauro scomparso, se ricordo bene, oltre 35 anni fa, che sarebbero state dissepolte dal letto del fiume Oreto e traslate in una tomba in Calabria, con una lapide recante un nome falso.

Sembra fantascienza, ma non lo è, perché  c’è la fantasia ma manca del tutto la scienza e soprattutto la logica. I casi di sentito dire sono tanti e spesso nessuno si chiede se le notizie diffuse all’interno delle organizzazioni criminali non siano propagate nell’interesse di chi le diffonde o le fa diffondere. Non vi sembra che un boss che faccia trapelare tra i suoi le notizie che può dare del tu a un politico come Andreotti o che gli ha imposto la cerimonia della puntura con la spina di arancio o che  può condizionare il capo della squadra mobile di Palermo non sappia di acquistare maggior prestigio e di alimentare una leggenda che si potrà arricchire col tempo di particolari? Anche in un’organizzazione legale intorno a un dirigente che abbia un po’ di personalità si formano leggende nel bene e nel male, in ragione dell’ammirazione o dell’avversione che riesce a suscitare. Io ne ho conosciuto uno, del quale si diceva che in tre mesi aveva fatto venire l’infarto a tre diretti dipendenti e che si guardava bene dallo smentire una notizia che lo presentava come un vero duro, anzi ne ridacchiava con il suo diretto superiore. Ora si può facilmente immaginare quanto amore possa suscitare nei mafiosi, nei picciotti e simile lordura un poliziotto di successo in servizio per anni ed anni a Palermo. Se poi consideriamo la discutibile legittimità di una condanna per “concorso esterno in associazione di tipo mafioso”, possiamo immaginare quanta sostanza potesse esserci nel materiale probatorio che ha portato a una condanna a dieci anni. Mi pare anche che qualcuno abbia sostenuto che Contrada non piaceva al giudice Falcone. Qualcuno che li conosceva e in maniera diversa stimava l’uno e l’altro sosteneva che due prime donne non possono stare insieme e spiegava che si trattava di due persone dal carattere molto forte e indipendente… Non so se le cose stanno così, ma mi pare anche che Contrada, nella sua difesa, non sia mai piegato, anzi in qualche occasione ha attaccato. Forse se avesse conosciuto il proverbio turco “testa piegata non finisce tagliata”, non starebbe ancora in giro nelle aule di tribunale. Un’ultima sola considerazione a proposito. Il “reato in esecuzione” sarebbe stato commesso qualche decennio fa in servizio e in occasione del servizio e non potrebbe essere reiterato da una persona distrutta fisicamente e certamente ormai priva di ogni funzione pubblica, che si trova nella condizione del leone ferito, nei confronti del quale i suoi presunti complici mafiosi farebbero la parte dell’asino che gli scalcia in faccia.

Lasciamo perdere il riferimento alla lunghezza della pena residua, che non ha alcun rapporto logico con un differimento della pena per motivi di salute, a meno che (mi perdoni l’interessato, dato che sto facendo in questo momento inequivocabili gesti apotropaici) non si voglia dire che intanto potrebbe morire e quindi sottrarsi all’obbligo di scontare la pena oppure si tema che  addirittura si dia alla macchia.

Quando queste righe eventualmente saranno pubblicate, il Tribunale di sorveglianza di Napoli avrà certamente già disposto il differimento dell’esecuzione della pena, smentendo in pieno i miei timori  di rigetto della richiesta. Ne sarò felicissimo, ma permettetemi di dubitare, dato che è molto più facile scrivere anche dieci pagine piene di riferimenti a sentenze della Cassazione, estratte da un cervello elettronico senza grande fatica, piuttosto che ribaltare una decisione. Così vanno le cose del mondo…  

Qualche giorno fa una delle associazioni pie che combatte la mafia, ha celebrato a Cosenza la giornata dell’informazione con un corteo nel quale sfilavano saltimbanchi, giocolieri, persone sui trampoli, pagliacci e altri circensi, con il fine dichiarato di sensibilizzare l’opinione pubblica. Dato che fra i dirigenti dello spettacolo mi è sembrato di vedere anche persone che circolano liberamente nei ministeri e nelle alte sfere della politica, rendano essi, per piacere, un vero servizio all’informazione. Si facciano dire chi sono i pentiti  che hanno accusato Contrada e in quanti altri processi sono stati ritenuti inaffidabili e quali benefici hanno tratto dalle loro rivelazioni. In questo modo faranno capire come funzionano certe leggi miracolose e tutti gli scettici come me (che ricordano il monito di Cesare Beccarla e pensano che certe norme non possano che essere straordinarie ed avere un termine certo e improrogabile  di validità) finalmente si convinceranno che Bruno Contrada ha meritato la condanna a dieci anni.

Non fingano, però, per piacere, di volersi farsi portatori dei valori dell’informazione in un clima di kermesse provinciale, utile solo ad intralciare il traffico  e a dare fastidio ai concittadini. La smettano con gli slogan e la propaganda, con l’informazione didattica o educativa, la finiscano con la fantasiosa tesi che si possono risolvere i problemi italiani con il sequestro dei beni dei mafiosi, evitino di farci credere pochi o molti ettari di terreno pietroso sequestrati a Riina e destinati a parco giochi possano servire a qualcosa in una città in cui è più facile contare gli occupati che stimare il tasso di disoccupazione. Coloro che pretendono di sensibilizzare gli altri, abbiano la modestia di credere che in una città di oltre centomila abitanti ci possono essere pochi soggetti pronti ad essere evangelizzati, molti pieni di problemi e chiusi alla speranza, parecchi del tutto indifferenti o perché non spendono soldi per i giornali o perché ne sono stati irrimediabilmente delusi, altri infine che hanno le idee molto più chiare di coloro che arrivano con l’aureola degli apostoli. 

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