Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
G I U S T I Z I A - M A F I O I N Q U I S I T O R I
 
Nel processo “Nord-Sud” la confessione del P.M.
Gli inquisitori antimafia Boccassini e Macrì

ilda boccassini pm milano-insertvincenzo macrì-insertNei giorni scorsi la stampa ha dato notizia della ti¬mida richiesta di tutela avanzata dai magistrati di BUSTO ARSIZIO al CSM (consiglio superiore della magistratura) dopo essersi sentiti maltrattati dal terri¬bile p.m. antimafia di MILANO Ilda BOCCASSINI che ha chiesto la concentrazione nelle proprie mani di tutti i processi “per mafia” dei quali quei “giudici dei tribunali di provincia non capiscono nulla”. E’ uno squillo di tromba (MANZONI, battaglia di Maclodio) al quale seguirà dall’altra parte non uno squillo di legalità ma probabilmente una campagna mafio-giornalistico-giudiziaria perché siano assecondati i desiderata della procura di MILANO così amabilmente esposti. Campagna già avviata da un autorevole rappresentante della mafioinquisizione, Vincenzo MACRI’ il quale ha fatto e fa da apripista sostenendo che ormai la ‘ndrangheta calabrese ha invaso MILANO per cui in quella città va combattuta la guerra. Con capo di stato maggiore BOCCASSINI e stratega MACRI’, s’intende.
La continua aggressione ai Meridionali e ai Calabresi, dopo l’invasione del loro Stato dai talebani del 1860, si è così perfezionata. Per eliminare ogni possibile concorrenza degli imprenditori delle piccole e medie imprese meridionali. Costretti a emigrare al NORD per trovare lavoro e sfuggire alla miseria concentrata nel SUD, avevano sperato di poter concorrere con le imprese locali del NORD in condizioni di parità. E in tali condizioni, con serietà, capacità tecnica, spirito di sacrificio - sotto il costante controllo delle autorità di tutti i tipi e senza la delicatezza con cui controllano imprenditori cinesi, russi, marocchini, senegalesi - sono riusciti a farsi strada. Hanno suscitato l’invidia dei concorrenti imprenditori lombardi, delle cooperative rosse, nere, gialle, di quanti – come avvertiva Corrado ALVARO – sono abituati a denunciare, contro i MERDIONALI, come invadenza quello che in altri si loda come intraprendenza. E per eliminarne la concorrenza sono scattate le incriminazioni e i rastrellamenti antimafia nel quadro della strategia elaborata dalla mafioinquisizione. Contro il SUD e i suoi abitanti. Dovunque risiedano e lavorino in ITAGLIA.
  • E’ iniziato tutto poco più di vent’anni fa con il processo NORD-SUD. Possiamo proporre ai nostri lettori la confessione autentica della procura di MILANO di come iniziò la caccia ai MERIDIONALI.
La rilettura degli atti del processo NORD-SUD ne documenta l’accanimento giudiziario nei confronti di Cittadini perseguitati per la loro origine Meridionale secondo quanto ammise lo stesso pubblico ministero richiamando i “ rapporti giudiziari” di quindici anni prima dicendo:
“… Questo invece è un brano di rapporto che è redatto il 23 aprile del 1981, cioè 15 anni fa dall’attuale Colonnello MORELLI che comandava il Nucleo operativo dei Carabinieri di Reggio Calabria. Era un rapporto sconsolato a dir poco, nel senso un rapporto voluminosissimo - che troviamo nei volumi 141 e 142 se non ricordo male - in cui si faceva una traccia solida, robusta di quella che era la situazione della cosca mafiosa di Platì. Rapporto le notizie erano quelle, le notizie si sanno, le cose si sanno negli ambienti inve¬stigativi, come sempre il problema è provarle giusta¬mente e ovviamente….” ( 13 Novembre 1996 – Pag. 5 requisitoria p.m. di MILANO ).

A questo incipit segue l’ammissione, immediatamente successiva che conferma da una parte la turlupinatura della Giustizia e dall’altra il sovvertimento delle regole dello Stato di Diritto. Infatti la procura di MILANO per bocca del suo p.m. ammette ancora: “… Quello che conta innanzitutto, come si vede, la realtà è più o meno sempre quella, dal 1981 al 1993 quando arrivano le informazioni dei nostri collaboratori …” ( 13 Novembre 1996 – Pag. 5 )
Cioé si ammise esplicitamente che i “nostri collaboratori” arrivarono e dissero più o meno: “Noi siamo stati arrestati perché responsabili di omicidi, rapine, sequestri di persona, spaccio di stupefacenti e produzione di stupefacenti in raffinerie che abbiamo installato per lavorare direttamente la morfina base e produrre così dell’eroina purissima. Siamo stati scoperti a conclusione di indagini di polizia giudiziaria e non possiamo negare le nostre responsabilità. Allora facciamo un patto. Voi ci liberate e ci date i soldi per riavviare altre attività. E noi vi diciamo che le cose per le quali in passato sono stati redatti rapporti “sfortunati” - perché i Cittadini innocenti, arrestati sulla base di quei rapporti privi di prove, sono stati assolti con sentenze definitive nei processi svoltisi successivamente - sono vere. Che quei Cittadini erano colpevoli. Vi diremo che di tutti i delitti, dei quali siamo stati scoperti responsabili noi, sono stati commessi anche da altri. Vi diremo ancora, visto che gradite, come i magistrati che li hanno assolti erano corrotti tanto sono morti e non possono smentirci. Così voi potrete arrestarli di nuovo e fare carriera, e in cambio ci fate tornare liberi.”.
  • E’ questa l’origine del procedimento NORD SUD. Realtà documentata a fronte della quale fa davvero ridere oggi che si svolga a PALERMO un processo a carico di politici di vaglia per avere avviato una trattativa Stato-mafia. Basta la comparazione di quella trattativa con quella qui documentata con le parole dell’autorevole p.m. di MILANO.
Come risulta da quelle parole e viene ammesso esplicitamente da una tale qualificata confessione con il suo richiamo ai “ (suoi) collaboratori” sono stati co¬storo che dopo quindici anni dal 1981 hanno permesso di arrestare di nuovo nel 1992 e 1993 gli stessi Cittadini innocenti. Che erano stati assolti a conclusione di processi per cui erano stati accusati quindici anni prima in “rapporti sfortunati”. Con l’aggiunta, per rendere più clamoroso il processo, dei parenti di quei Cittadini già assolti, aggiunti dai “collaboratori” della procura alla compravendita per incrementare il numero degli arrestati e rendere più glorioso il processo. E’ l’aspetto terrificante della gestione di un processo nel quale furono invertiti tutti i canoni logico-giuridici e si sono condannati dei Cittadini innocenti solo perché gli assassini, i rapinatori, i sequestratori, gli spacciatori di stupefacenti, scoperti e arrestati a conclusione di indagini serie e proficue dichiararono più o meno: “ Voi ci liberate e noi vi facciamo fare centinaia di arresti invece di quattro o cinque, dicendovi che i nostri delitti sono stati commessi anche da altri…”. E quando le ricerche di elementi di riscontro alle calunnie hanno dato esito negativo, il condizionamento degli inquisitori da parte della setta degli assassini “collaboratori” era già arrivato a un punto tale da non consentire di tornare indietro. Neppure contestandogli quei risultati che smentivano le pretese rivelazioni.

Il condizionamento degli inquisitori da parte della setta degli assassini, in particolare del capo di quella setta, Saverio MORABITO, è arrivato al punto da fare negare quanto pure esplicitamente risultava e risulta dagli atti sull’efficacia delle indagini di polizia giudiziaria, svolte seriamente, per sgominare qualsiasi associazione criminale. Fino al punto da dare acritica attuazione alle indicazioni della setta degli assassini perseguendo Cittadini innocenti.

Come risulta dagli atti del procedimento NORD-SUD, da anni la polizia giudiziaria aveva individuato un “gruppo MORABITO” che terrorizzava il territorio tra CORSICO e BUCCINASCO e MILANO e faceva capo a Saverio MORABITO. In proposito basta leggere la sentenza del Giudice delle indagini preliminari di BERGAMO, emessa dopo la scoperta di una raffineria per la produzione di eroina in Valle Imagna. Il primo colpo a quel gruppo criminale capeggiato da Saverio MORABITO era stato dato nel Novembre 1988 con l’arresto di Mario INZAGHI, con indagini di polizia giudiziaria svolte successivamente all’arresto di tale FORTUNY.
Ancora con indagini di polizia giudiziaria si arrivò a individuare, a Maggio del 1990, in Valle Imagna, nel Bergamasco, una raffineria per la produzione di eroi¬na purissima ricavata dalla lavorazione della morfi¬na. In quella circostanza venne arrestato, tra gli altri, Annunziato ROMEO, con Mario INZAGHI ai vertici della setta criminale capeggiata da Saverio MORABITO. A quest’ultimo si arriverà in appena quattro mesi, a Settembre del 1990, sempre a conclusione di inda¬gini di polizia giudiziaria che portarono al suo arre¬sto. Come si vede niente pentiti o “collaboratori”, ma solo serie indagini di polizia giudiziaria consentono di sgominare la più pericolosa banda criminale che aves¬se operato in quegli anni nel Milanese. Ed è a questo punto francamente blasfema l’affermazione di un’ac¬cusa sciancata che tentò di legittimarsi affermando:
“…. Un organigramma mafioso può essere scom¬paginato non con le indagini, l’ho detto già ieri e non mi ripeto, non con indagini quotidiane e ritua¬li ma soltanto con... quando qualcuno ha il coraggio di spezzare questa omertà e questa chiusura totale che si presta…” ( Udienza 13 Novembre 1996 – Pag. 6 – Nella spazzatura le indagini e il lavoro della po¬lizia giudiziaria, il diritto e la giustizia e avanti con i “collaboratori”. ).

Con tali affermazioni si avviò, ai danni di tutti i Cittadini la delegittimazione dello Stato di Diritto. Si scoraggiò la polizia giudiziaria, si negò la realtà documentalmente provata nei processi conclusi con l’assoluzione di Cittadini innocenti. E anche contro il principio riconosciuto in ogni paese civile del ne bis in idem ( nessuno può essere giudicato due volte per gli stessi fatti per i quali è stato assolto ). Sulle affermazioni dei “collaboratori” si condannarono dei Cittadini con sentenze che sono state solo una negazione della Civiltà. E che andrebbero rimosse perché la Civiltà del Diritto possa essere ripristinata.

E’ stata questa la realtà che ha portato alla celebrazione del processo NORD-SUD a MILANO, dopo gli ordini di cattura emessi sulla base delle false accuse di Saverio MORABITO. Mentre l’inadeguatezza dell’accusa portò a omettere di indagare su quanto era stato rivelato da Saverio MORABITO a un colonnello dei carabinieri fin dal 31 Ottobre 1990, e portato a conoscenza della stessa accusa, con rapporto riservato del Novembre dello stesso anno cui seguì una riunione operativa…che non operò nulla. Neppure per verifi¬care se le accuse di MORABITO dovessero essere ri¬viste. Anzi il p.m. arrivò ad ammettere candidamente che “… era già nella genesi della testa del MORABITO il progetto di collaborare.”. E lo stesso p.m. confessa di averne accettato le condizioni ( senza neppure “trattare”) enunciando come “… le sue richieste sono queste: non passare alla sezione differenziata, avere in quel carcere ROMEO ANNUNZIATINO, fu una sua richiesta. Al termine del verbale mentre ce ne stavamo verso l’ufficio matricola etc. MORABITO lanciò questo messaggio: “dottore, se può farmi venire qui mio cugino Lei capirà perché...” e il messaggio era chiaro. MORABITO vuole collaborare, intende collaborare. Questo cugino che io all’epoca conoscevo, avevo sentito parlare solo di nome, sapevo che era stato arrestato per la raffineria di Bergamo, ROMEO ANNUNZIATINO... è un processo che fece la Procura di Bergamo quindi del tutto sconosciuto almeno agli inquirenti milanesi se non come nome. Scoprirò dopo e ancor di più le ragioni e la validità di questa  sua richiesta. MORABITO è legato a ROMEO ANNUNZIATINO da vincoli di stima, di affetto, di fiducia inscindibili, fortissimi e in questo è ricambiata a pieno da ROMEO ANNUNZIATINO…” ( 13 No¬vembre 1996 – Pag. 11 – E’ divertente, se non ci fosse la tragedia ci Cittadini innocenti condannati su tale base, constatare l’assenza dei “vincoli di complicità”).

In realtà, per come risultava dal rapporto del colonnello dei carabinieri, di Annunziatino ROMEO, l’accusa aveva avuto piena cognizione leggendo quel rapporto in relazione al cui contenuto aveva anche disposto delle indagini. Dalla lettura del rapporto aveva appresso che Saverio MORABITO, il capo della più temuta cosca del milanese, aveva sostenuto di es¬sere stato arrestato a Settembre del 1990 solo per¬ché il cugino, ROMEO, gli aveva fatto acquistare i materiali serviti per l’impianto della raffineria e la lavorazione della morfina senza spiegargli che servissero a tale scopo.

E dalla lettura della sentenza del Giudice delle indagini preliminari di BERGAMO, il p.m. aveva appreso anche quali particolari rapporti legassero ROMEO al cugino-capo Saverio MORABITO e come avessero tentato di imposturare l’autorità giudiziaria di BERGAMO applicandosi a fare credere che effettivamente Saverio MORABITO fosse stato la vittima innocente del cugino cattivo, Annunziatino ROMEO. Avrebbe dovuto capire, nel momento in cui MORABITO, avviandosi a diventare il “suo collaboratore”, gli chiese di far trasferire nel carcere di BERGAMO Annunziatino ROMEO accanto a sé, che la vera ragione di tale trasferimento era quella di consentire ai due cugini di concordare la strategia per lasciare il carcere accusando Cittadini innocenti cui, a rate, avrebbero attribuito i delitti di cui erano stati sco¬perti responsabili. Con una staffetta che sarebbe servita a rendere “credibili” i loro racconti.

Ed è per questo che sarebbe una fonte inesauribile di risate, se non ci fosse in mezzo la tragedia di diecine di condanne all’ergastolo, comminate sulla base delle dichiarazioni degli appartenenti a una setta di assassini, l’affermazione successiva secondo la quale “… Solo in seguito il MORABITO esplicitò ancor meglio questo suo progetto, non solo tenere vicino a sé il ROMEO ANNUNZIATINO quasi a protezione ma anche sollecitarlo, sollecitarlo a fare la sua stessa strada, sollecitare ROMEO ANNUNZIATI¬NO a collaborare con la giustizia…” (13 Novembre 1996 – Pag. 12 – a raccontare frottole, fare condannare innocenti e tornare in libertà col suo capo).
 
direzione nazionale antimafia

Si consentì che Saverio MORABITO e Annunziatino ROMEO turlupinassero la Giustizia denunciando Cittadini innocenti attribuendogli i propri delitti in modo da consentire, nei tempi più brevi, com’è avve¬nuto, la liberazione degli appartenenti al gruppo MORABITO. A questo scopo fu creato dai due compari un “gruppo SERGI” nella realtà mai esistito attribuen¬dogli i delitti commessi da MORABITO, INZAGHI, ROMEO e gli altri assassini complici. E con la complicità di giornalisti non solo incapaci di una seria indagine sui fatti qui documentati ma persino disposti a continuare la persecuzione degli innocenti condannati. Con insinuazioni e false accuse. Così come con false accuse e la regia di Saverio MORABITO cui seguirono centinaia di arresti fu creato il processo NORD-SUD. Centinaia di Cittadini innocenti furono rastrellati e sottoposti a una giustizia di fatto soggiogata ai disegni criminali di Saverio MORABITO ma¬scherato da “collaboratore”.

L’aspetto più grave fu che ciò avvenne non solo perché quel capo della setta di assassini, armato di una lupara caricata a calunnie invece che con proiettili, giudiziaria, continuò ad assassinare Cittadini innocenti facendoli condannare anche all’ergastolo, ma che ciò sia avvenuto senza considerare come avesse accusato le sue nuove vittime semplicemente attribuendogli i propri delitti e senza la verifica dell’inesistenza di qualsiasi elemento di riscontro di quelle accuse.

Si è avviata una stagione di degrado della giustizia di cui oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Magistrati, dietro la foglia di fico dell’antimafia, a MILANO chiedono di potere essere gli unici a svolgere le funzioni di inquisitori antimafia perché gli altri “non capiscono nulla”. E preparare così il trionfo definitivo di una giustizia del terrore – ne sa qualcosa BERLUSCONI che avrebbe potuto operare una riforma della giustizia e non l’ha fatto – che prescinde totalmente da prove di responsabilità e condanna non solo gli imputati che considera colpevoli ma dispone di proces¬sare diecine di testimoni che, sotto giuramento, hanno reso dichiarazioni contrarie alle accuse.

A MILANO si preferisce essere turlupinati dai “collaboratori” dei p.m..

fatto quotidiano
Appoggiati da una stampa che, come dimostra un recente articolo sul “il Fatto Quotidiano”, entra in orgasmo dinanzi alle operazioni degli inquisitori antimafia. Senza avere il coraggio di verificarne gli abusi e dando addosso, nella maniera più squallida, ai condannati da Saverio MORABITO.
O sostenendo la necessità di condurre, sempre a MILANO, una guerra ancora più feroce contro i MERIDIONALI. Meglio se CALABRESI. Meglio se di REGGIO CALABRIA. Come auspica, in appoggio a BOCCASSINI, Vincenzo MACRI’.


falcoverdeDa il “DIBATTITOnews” di Novembre 2013 Direttore Francesco Gangemi

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