Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
IMG 0112-francesco gangemi copia-insertCome usa il dottor Francesco Gangemi, anche noi diciamo: Riceviamo e pubblichiamo.
Ieri primo pomeriggio io e Maurizio Gangemi abbiamo ricevuto un messaggio mail da Cinzia De Leo
(Cinzia De Lio - giornalista calabrese che vive al nord,  docente di ruolo di filosofia e storia).

"Cara Ernesta, preg.mo Maurizio, Vi invio l'allegata riflessione, identica ma in due formati a seconda dell'uso che vorrete farne. Diffondetela, se potete, se volete. A chi se non a Voi, posso con fiducia inviarla?
Cara Ernesta, scusa se sono scomparsa ma la vita ci stritola. Nei momenti in cui bisogna "stringersi", però eccoci. Un abbraccio. 

Pre.mo Maurizio, non ci conosciamo. Al momento non importa. Ci sentiremo. 
Comprendo il momento. Mi tenga aggiornata, compatibilmente con gli impegni, sulla vicenda di Suo padre. Una precisazione: anch'io avevo un padre di cui essere orgogliosa, come lo è Lei del Suo. Un caro saluto."

Ecco l'allegato al messaggio dal titolo:

PENE CONCORRENTI: GIORNALISTA IN CARCERE A 79 ANNI. HA “OMESSO” DI CHIEDERE GLI ARRESTI DOMICILIARI. ACCADE A REGGIO CALABRIA AL DIRETTORE RESPONSABILE DEL PIU’ TEMUTO PERIODICO. APPELLO AL SEGRETARIO FNSI E AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA.

da:cinzia.delio@...   
a:  ernestamarando@...
a: mauriziogangemi@...
data:     08 ottobre 2013 14:56
oggetto:     appello per dott. Francesco Gangemi

Vivo lontana dalla Calabria da diversi anni. Sono venuta a conoscenza per telefono della notizia dell’arresto del giornalista calabrese Francesco Gangemi, 79 anni, nella giornata del 5 ottobre. “Non ci posso credere” le mie prime parole. “Vai su internet se non ci credi” è stata la risposta del mio interlocutore. Ci sono andata.
Ho appreso che il giornalista Francesco Gangemi “dovrà scontare una pena di 2 anni di reclusione per falsa testimonianza e diffamazione a mezzo stampa. La falsa testimonianza è per non aver voluto rivelare le proprie fonti fiduciarie sullo scandalo delle fioriere di inizio anni Novanta (tangenti per il verde pubblico), quando a Reggio Calabria fu arrestata l'intera giunta Licandro e Gangemi denunciò i traffici di soldi a Palazzo”.

Ho appreso, inoltre, che “è stato arrestato…per un provvedimento di ordine di carcerazione di pene concorrenti emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania” e difatti come ho anche appreso, “sono otto le sentenze, dal 2007 al 2012, emesse a suo carico nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, per il reato di diffamazione a mezzo stampa, nell'ambito dell'attività pubblicistica per il giornale Il Dibattito”.

Ho appreso, altresì, che “nell'ordinanza di arresto è scritto che il 79enne giornalista ''ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti''.
Ho appreso, infine, che il giornalista settantanovenne Francesco Gangemi è “stato associato al carcere di Reggio Calabria”.

Tutto ciò appreso, ho a lungo riflettuto.

Non vi è dubbio che Francesco Gangemi, con la sua attività di direttore responsabile del periodico “Il Dibattito” e poi “Il Dibattito news” ha dato fastidio a molte persone.

Non vi è dubbio che il dott. Gangemi ha esercitato la professione in modo intelligente (vedasi etimologia del termine, dal latino “intellego” = mi rendo conto di qualcosa) chiedendo di entrare in possesso dei documenti relativi a ciò di cui scriveva nel suo giornale, per sua firma e per quella dei giornalisti che ospitava nel suo periodico: di ciò ne sono testimone diretta. Nel bene e nel male, io non dimentico.
Non vi è dubbio che il giorno dell’uscita del periodico da lui diretto erano in molti ad entrare in fibrillazione in attesa di leggerne il contenuto.
Non vi è dubbio che – dopo la lettura - molti avevano ragione di osannare, molti altri di bestemmiare.
Non vi è dubbio che già dopo la prima settimana il giornale non si trovava più nelle edicole: tradotto vuol dire che veniva acquistato e letto.
Non vi è dubbio che Francesco Gangemi è stato condannato più volte per diffamazione a mezzo stampa e, pertanto, non vi è dubbio che “dura lex sed lex” (dura legge ma pur sempre legge).  
Non vi è dubbio che l’espressione riportata nell’ordinanza, relativa al fatto che Francesco Gangemi ha “omesso” di presentare l’istanza, induce a precisare che in diritto “omissione” è il mancato svolgimento di un determinato compito o il mancato adempimento di un obbligo (leggasi Wikipedia senza scomodare testi di diritto).
Non vi è dubbio, pertanto, che Francesco Gangemi non aveva né compito né obbligo di presentare istanza.
Non vi è dubbio che è verosimile che il giornalista Gangemi ha dimenticato di chiedere la misura degli arresti domicilari e, pertanto, non vi è dubbio che qualsiasi mente pensante – inevitabilmente - si sta chiedendo dove è stato il suo avvocato nel frattempo (aveva un avvocato il dott. Gangemi? Si, vero?). Tutto ciò nonostante, non vi è dubbio che “ignorantia legis non excusat” (la legge non ammette ignoranza, in questo caso “dimenticanza”).

Cio di cui maggiormente non vi è dubbio, però, è che a 79 anni non mi risulta che si vada in carcere. Ma la mia potrebbe anche essere ignoranza delle leggi di questo Paese Italia nel quale non ho scelto di nascere.

Invito caldamente tutti i giornalisti di questo Bel Paese potenti ed impotenti (come me!) a darsi da fare ciascuno con i propri potenti ed impotenti (come i miei) mezzi affinchè il giornalista dott. Francesco Gangemi esca fuori, vivo, dal carcere.

Invito il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa (sono una giornalista) a chiedere di essere ricevuto dall’onorevole Ministro di Grazia e Giustizia, e chiedo all’on. Ministro (sono una cittadina di questa Repubblica) di riceverlo, affinchè siano assunti tutti proveddimenti idonei a che il giornalista dott. Francesco Gangemi sia scarcerato. Anche affinchè sia possibile che tutti i giornalisti spieghino all’intero mondo civile attraverso le loro testate ed i loro canali come tale fatto sia potuto accadere.
Qualunque cittadino italiano in possesso della tessera professionale dell’Ordine dei Giornalisti credo abbia il diritto/dovere di fare qualcosa per comprendere ed esercitare il diritto/dovere di informare.
Qualunque cittadino italiano non in possesso del tesserino dell’Ordine ma dotato di una mente pensante credo abbia il diritto/dovere di restare in attesa di notizie.
Questo, ovviamente, è soltanto ciò che io credo. Ma potrei sbagliarmi.
Credo, infine, di voler riuscire a capire dove sia stato nel frattempo l’avvocato del dott. Gangemi.
                                        Cinzia De Lio

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Ecco la mia risposta già ieri sera:
da: Ernesta Adele Marando
a:  cinzia.delio@
a:  mauriziogangemi@
data:     08 ottobre 2013 22:43
oggetto:     Re: appello per dott. Francesco Gangemi

Cara Cinzia, ricevuto il tuo documento, allegato al tuo cortese messaggio.
Per quanto riguarda la tua frase conclusive le tue considerazioni: "Credo, infine, di voler riuscire a capire dove sia stato nel frattempo l’avvocato del dott. Gangemi...  " posso dirti che il difensore del Dr. Gangemi, l'Avvocato Giuseppe Lupis che lo difende solo da pochi anni, prima il Dr. Gangemi aveva altri consulenti legali, ha denunciato l'illegalità del provvedimento di arresto, documentando la competenza del Tribunale di sorveglianza di Catanzaro che ha fissato l'udienza del 14 novembre 2013 per l'esame della richiesta che la Procura generale di Catania sostiene "NON presentata"; documentando ancora come contro la sentenza del Tribunale di Cosenza dell'11 Maggio 2012 che ha condannato a 4 mesi di reclusione il dr. Gangemi, è pendente dinanzi alla Corte di Appello di Catanzaro l'appello proposto dallo stesso difensore.

Spero din essere stata esaustiva, come vedi il difensore del dr. Gangemi ha ottemperato ad ogni incombenza nascente dal mandato difensivo. Cordialmente
                                                                                          Ernesta Adele Marando




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