Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
 
I carabinieri e i giudici tengono famiglia. Bisogna capirli se nella locride sono sempre occupati o non ci sono per “missioni importantissime”.
E oggi vogliamo parlare dei comandanti di Stazioni e Compagnie che “sono sempre fuori” o tengono da  molto da fare quando intravedono una gatta da pelare … o non accettano le denunce se non solo in seguito a minacce di querela per omissioni di atti di ufficio e non prima di averti fatto fare ore di anticamere e patteggiamenti.
Siamo nel “triangolo delle Bermude”. Territorio compreso tra Bruzzano, Ferruzzano, Africo, Locri. Ogni estate assistiamo all’assalto di proprietà privata da parte dei “cucchi predatori”.

Per meglio intenderci all’assalto di alcuni africoti su terreno privato con accesso e strada privati, che un tempo era recintato e chiuso con cancello di ferro. La recinzione e il cancello sono stati asportati e rubati. Ci troviamo lungo la statale 106, in corrispondenza delle “gallerie di fronte la scogliera”. Esattamente a Capo Bruzzano. Territorio che fa capo come competenza alla Stazione di Africo e alla Compagnia di Bianco se cerchi giustizia e vuoi denunciare questi gravi fatti dolosi compiuti su quel terreno ai danni dei proprietari che sono stati minacciati di morte dopo che gli stessi avevano sbarrato l’accesso con pali di ferro dopo il “rapimento” del cancello. Ma davanti alle reiterate richieste di giustizia trovi il vuoto.

Ogni estate  i predatori invadono il terreno privato. Muniti di fari che posizionano sugli alberi piantati dai proprietari  nel loro terreno privato, di blocchetti di biglietti che vendono agli automobilisti  per il parcheggio delle loro automobili, piazzate  sempre sul suolo privato. Ristorante al mare dove servono cozze e vongole ad avventori paganti e a ospiti, non paganti, cui sono grati. A nulla servono le richieste di giustizia che i proprietari avanzano agli organi di competenza. Carabinieri e procura. Non si sa com’è (???) ma la giustizia non si attiva e dunque non arriva.

 

Molti consigliano i proprietari di rivolgersi alla ‘ndrangheta  che sarebbe l’ unico organo che pare trovi le soluzioni giuste…

Ma i proprietari non hanno nessuna intenzione di seguire questo consiglio. Non fa parte del loro corredo genetico arrivare alla giustizia “fai da te”. Ma certo sono molto amareggiati e delusi nel constatare come le forze dell’ordine costituito siano assenti in questo territorio. Anzi “queste forze” sembrerebbero colluse, tanto il loro comportamento omissivo favorisce di fatto gli invasori.

Quando ai Comandanti ti rivolgi o non ci sono, ti viene detto dall’avamposto a guardia,  o hanno da fare e con un garbo da portuale marsigliese ti mandano via e ti invitano ad andare al Comando di Bianco. Pensando forse che tu non andrai. Ti hanno già molto stancato loro!

Meglio mi spiego: questo se vai prima ad Africo. Primo posto di frontiera. Poniamo la sera del due luglio scorso.

Il Comandante con queste gentili parole accomiata i tre questuanti giustizia: “Sono le otto, sono il Comandante, ho da fare, questa è casa mia e comando io, se volete andate a Bianco.” I tre se ne vanno. Evidentemente il milite è convinto che  ormai i tre “sono sderenati” e se ne ritornino a casa. Ma evidentemente quando ci si accorge dalla stazione di Africo, cui sei stato gentilmente “invitato ad andare al Comando di Bianco”, che non prendi la strada di casa verso Ferruzzano ma volgi a sinistra appunto verso Bianco, allora con una solerzia straordinaria una “gazzella” con due carabinieri che avevi appena lasciato alla Stazione, parte da questa stazione e ti insegue, affianca la tua auto, la blocca nei pressi del torrente La Verde, sempre statale 106 e i due militi mandati in missioni ti chiedono che è meglio soprassedere. Che quello è un territorio pericoloso e tuo padre, presente, potrebbe essere ammazzato!  Si è in  tre sull’auto intercettata, l’anziano padre e le due figlie. Una avvocato e l’altra medico. Due donne. E a loro si rivolgono fraternamente i due militi in “ missione  convincimento”. Cuori di fratelli che vogliono proteggere le due donnine e il loro papà. E a loro i due carabinieri danno questo consiglio. “ Fatelo per vostro padre, potrebbe essere ammazzato. Qui non è facile… “ Parliamo di meno di un mese fa.  Due di luglio 2008. Quando gli africoti, conosciuti nella zona con il termine di “cucchi” cominciavano a ripiantare le tende sul terreno predato. E i proprietari si erano rivolti alla stazione dei Carabinieri di Africo perché ristabilissero l’ordine delle cose. Non si sono rivolti a Totò Riina. Le due figlie non si aspettavano certo queste parole dai Carabinieri. Sanno di rischiare nel cercare giustizia in un luogo dove la Giustizia costituita pare essere senza senso. Impaurita e “latitante”.

I nostri tre, padre e figlie tornano a casa con la garanzia che giustizia sarebbe eseguita.

E con la consapevolezza di essere sotto tiro di morte. Lo avevano confermato i militi nel tentativo di farli tornare a casa. Lo avevano affermato precedentemente telefonate anonime di cui i magistrati non hanno tenuto conto. Pratica archiviata!

Ebbene, oggi, 30 di luglio, nuovo abuso è stato perpetrato nel terreno privato da parte “dei soliti ignoti”. Nuova richiesta di intervento ma… il Comandante della Stazione di Africo quello stesso che alle otto di sera, meno di un di un mese, fa aveva cacciato dalla “sua”stazione i tre “questuanti giustizia” non c’è. Ore 13 circa. Quello che risponde al telefono non “sa”. Allora si chiama la Compagnia di Bianco. Circa le ore 13 e 15. Il telefonista anch’esso non sa. Il comandante non c’è. Gli si chiede del Vice… ma… cade la linea!

Certo ci rendiamo conto che il territorio è difficile, dalle persone per bene non ci si può aspettare nessun agguato solo denuncie che o vengono archiviate o rimandate per decenni, quindi il nulla. Dagli sgherri è bene guardarsi, perché questi si che i regalini te li mandano.

Ergo la storia delle tre scimmiette: non sento, non vedo, non parlo. E bisogna aggiungere il quarto scimmiotto: non ci sono!

 
Riportiamo il post scriptum dell’articolo dal titolo “Maschere e…  “fuoco amico” pubblicato il 3 luglio 2008 sul giornale on line www.radiocivetta.eu
L’argomento è in relazione agli eventi segnalati oggi e che il 3 luglio ad ogni modo erano già stati pubblicati nero su bianco nell’articolo mensionato.
 
Ma a nulla pare sia servito. In Calabria le denuncie sono “lettera morta” in ogni senso. Precedono la “persona morta” di cui già si era  avuto avviso. Da telefonate  anonime e dai militi.
 
Ferruzzano 30 luglio 2008
 
 

Ecco il post scriptum di cui vi parliamo:

  " Post Scriptum:

Anche taluni rappresentanti delle forze dell'ordine costituito, pubblici ufficiali nell'esercizio delle proprie funzioni si mostrano privi di numeri di matricola identificativi per non parlare dei nomi "blindati". Anche qui si potrebbe parlare di maschere?
E se quando vai nelle varie Stazioni o Compagnie per chiedere giustizia o denunciare un fatto e chiedi con "chi stai parlando e che funzioni ha", non solo non te lo si dice ma ti  si maltratta! E ti butta fuori da "casa sua", non può farti fare nessun esposto, nemmeno ti chiede se sei andato lì perchè ti è morto il gatto o hai ammazzato la suocera!
Non ti può ricevere perchè gli puoi creare problemi con gli amici degli amici con cui si pasteggia a cozze e champaghe al mare!
Ciò è legittimo? O non è una manifestazione di arroganza e illegalità?

Ma in Calabria la legalità è per i fessi suicidi. Poi parlano scandalizzate le varie antimafie della "giustizia fai da te" che loro istigano e foraggiano! Per poi uscire " come Vergine all'Annunciazione" in servizi giornalistici, televisivi, interviste a suon di dollari, per dire al mondo che impavidamente fanno "gli ammazzasette".

Ma forse sbagliano talvolta mira: sparano e fanno morti innocenti. Morti da "fuoco amico".

Ossequi.

 

Ferruzzano 2 luglio 2008 "

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