Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale

il giornodellacivetta"Il Giorno della Civetta", a distanza di mezzo secolo, mantiene la traccia di un costume che vede immutato l'intreccio tra politica e affari, privilegi e sfruttamenti, moralismi di facciata e turpi comportamenti. Non è una iperbole accostare oggi all'immagine del protagonista di quel romanzo, il capomafia don Mariano Arena, quella di un sistema politico che ha finito per soggiogare il popolo, colonizzandolo, derubandolo di ogni avere e trasferendo il danaro nelle casse dei banchieri. Uno scenario che investe oggi l'Europa.

La classificazione dell'umanità che troviamo nelle parole di quel protagonista, corrisponde alla stessa logica dei nuovi "capimafia", non più semianalfabeti ma superlaureati, tecnici ed esperti di ingegneria finanziaria, di investimenti speculativi e di legalizzate associazioni per delinquere mirate a spremere interi popoli attraverso imposizioni fiscali vessatorie, da vera dittatura.

Gli "uomini" del "Giorno della civetta" sono oggi i protagonisti della finanza speculativa mondiale, i capi delle grandi famiglie di banchieri che dominano il mondo, mentre i "mezz'uomini" sono gli esecutori d'ordini, i politici, i governanti... e gli "ominicchi" quelli del sottobosco politico e affaristico, irreversibile sistema di connivenze tra pubblico e privato, o gli addetti a quei conflitti istituzionali mirati a generare disordine, dove e quando occorre. Lascio a voi interpretare chi sono, ai nostri giorni, i pigliainculo e i quaquaraquà.

579090 355745401144471 100001270423852 1057015 2139512382 aRiscopriamo il famoso passo di quel romanzo, nelle parole del vecchio capomafia, immaginando di trovarci furtivamente e del tutto invisibili, nel salotto dorato di uno dei nuovi dominatori del mondo. “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…".

Queste le parole che il siciliano don Mariano Arena, semianalfabeta, capomafia potente e spietato rivolge al “continentale” capitano Bellodi, emiliano di Parma, giovane, colto, ex partigiano, destinato ad una carriera di avvocato, ma rimasto in servizio in nome di alti ideali di giustizia. Due mondi a confronto, senza alcuna possibilità di mediazione o di conciliazione. Bè oggi di Bellodi ne sono rimasti ben pochi e non arriveranno mai ai quei salotti dorati dei supremi dominatori, distanti anni luce dal loro impegno di giustizia; al massimo potranno incastrare mezz'uomini e ominicchi. Sciascia scrisse questo racconto nell’estate del 1960, quando il Governo negava in maniera perentoria il fenomeno della mafia. A distanza di oltre cinquant'anni, il sistema ha fatto passi da gigante, assieme al progresso tecnologico anche la mafia ha compiuto grandi evoluzioni. Oggi sono i governanti europei gli ominicchi nelle mani dei veri uomini, da cui prendono ordini. L'unico livello che non cambia è quello più in basso, quello dei colonizzati. Capita però, nel corso della storia, che ogni tanto i pigliainculo e i quaquaraquà diventano talmente numerosi e arrabbiati da ribaltare il sistema.

                                                                                                                                              F.M.V.

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