Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
aldo-brancher-insertIl Cittadino BRANCHER non ha avuto il coraggio di dire al presidente dei giudici che con la sua pubblica dichiarazione non solo ha interferito in un procedimento penale ai danni del Cittadino imputato impedendogli il corretto esercizio del diritto di difesa ma ha anche  violato l’art. 24 della Costituzione e l’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

Giornalisti e giudici hanno perduto il diritto di parlare delle rispettive “indipendenze”. La classe politica di coglioni incapace di reazioni diverse dai balbettii ha perduto il diritto di parlare della salvaguardia delle libertà dei Cittadini (Non per niente nessuno li nomina come tali; al massimo “la gente”, senza nessuna reazione. Ed è giusto che sia così perché se i Cittadini avessero avuto coscienza della propria dignità non avrebbero mai votato dei rappresentanti politici da cui sono ridotti a “la gente”).

aldo-brancherquirinale-vecchia-fotoAbbiano atteso tre giorni per denunciare questa realtà di cui abbiamo preso immediata cognizione dal momento in cui, tre giorni fa, le agenzie di stampa e i giornali hanno diffuso la notizia che il “Colle a Brancher: no a legittimo impedimento”. “Colle” sta per Quirinale e quindi per NAPOLITANO, amabile presidente napolitano della Repubblica per consentire lo svolgimento dei “festeggiamenti” per il centocinquantesimo anniversario dell’aggressione mafiosavoiarda al Regno delle Due Sicilie senza alcuna reazione da parte delle colonie del SUD. 

Sui giornali da tre giorni a questa parte  nessuno ha richiamato l’attenzione sull’inammissibile interferenza così esercitata sull’“autonomia della magistratura”; valore evidentemente inesistente se interferisce con gli umori del “capo dello Stato”.

Nessun giornalista l’ha rilevato in articoli di stampa in cui si ricordasse al presidente della Repubblica la sacralità del diritto di difesa invitandolo a chiedere scusa al Cittadino BRANCHER per avere diffuso un comunicato nel quale ha dichiarato inammissibile la richiesta avanzata dai suoi difensori di differimento di un processo penale in trattazione a MILANO il 26  Giugno 2010. Trovando immediata sponda intanto nel pubblico ministero di udienza il quale ha rilanciato la brillante argomentazione giuridica del presidente dei giudici estrinsecata nell’espressione “mi sento preso in giro”. Trovando il silenzio vile della stampa che non ha avuto il coraggio di ricordare al presidente dei giudici come non possa, se non violando la Costituzione, esprimere un giudizio di valore sulla linea di difesa di un Cittadino imputato in un procedimento penale.

Non parliamo degli avvocati, Nessuna camera penale di tribunale di periferia ha emesso un comunicato per ricordare al presidente dei giudici come le sue funzioni in merito siano solo amministrative e che viola la Costituzione quando va a criticare la linea di difesa, qualunque sia, anche se consista nella presentazione di una richiesta di differimento per legittimo impedimento.

Neppure il diretto interessato, il Cittadino BRANCHER, ha avuto il coraggio di dire al presidente dei giudici che con la sua pubblica dichiarazione non solo ha interferito in un procedimento penale ai danni del Cittadino imputato impedendogli il corretto esercizio del diritto di difesa ma ha anche  violato l’art. 24 della Costituzione e l’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. S’è linciata la Libertà assieme alla Giustizia.

Come s’era fatto a Dicembre 2008 quando il presidente dei giudici  guidò l’aggressione terroristica contro la procura della Repubblica presso il Tribunale di SALERNO determinando la fucilazione mediatica e l’esecuzione con privazione dei diritti-doveri di cui agli articoli 111 e 112 della Costituzione contro i magistrati che avevano osato inquisire altri magistrati.

Come s’era fatto qualche anno prima quando due giovani professori universitari vennero indicati dal predecessore dell’attuale presidente dei giudici come responsabili di avere sparato contro una giovane studentessa dell’Università di ROMA e che per questo vennero condannati. Falsi processi, falsa giustizia, falsa libertà di stampa. Poveri Cittadini.


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