Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
pistola-omicidioCome uno schiaffo in faccia mi è giunta oggi la notizia di un agguato a Ferruzzano ieri sera. Due uomini caduti a terra insanguinati. Trasportati uno all’Ospedale Civile di Melito, l’altro, il più grave e gia operato più volte, all’ospedale Civile di Locri. Non posso entrare in merito nello specifico dei fatti. Perché e da chi  sia stato commesso questo crimine. Non è di mia competenza. E ovviamente non ne so nulla. Scrivo da settecento chilometri di distanza dal fatto.
Voglio invece soffermarmi sull’aspetto bestiale degli attentati alla vita. Di chiunque. La vita è sacra e non si dovrebbe violarla mai. Penso a quanti giovani e meno giovani si trovano invischiati in situazioni difficili. In situazioni che diventano poi senza via di uscita. Se non con il sangue. Prezzo da pagare come pedaggio  per una vita spesa sul filo del rasoio.

Il vivere in una terra abbandonata. Ricca di risorse naturali ignorate da chi dovrebbe evidenziarle e promuoverle. Parlo dei politici calabresi. Una terra ricca come poche. Due mari, lo Ionio e il Tirreno, con spiagge incantevoli. E le montagne. L’Aspromonte,  La Sila. I laghi. Sorgenti d’acqua naturale di straordinaria valenza. Fanghi termali.
Le "Antiche Acque Sante" locresi ad Antonimia, a  Cassano allo Jonio, a Galatro,  Reggio Calabria. Di   Lamezia Terme, Catanzaro. Di Spezzano Albanese, Cosenza.  

Si poterebbe vivere di turismo. E si muore di fame. Nessuna biblioteca, cinema, centri culturali. I ragazzi cresciuti sulle strade alla mercè di gente senza scrupoli. Allettati dai guadagni facili. O la fame. Non per i figli dei ricchi però. I figli dei maggiorenti studiano all’estero. Posso sembrare fuori moda nel dire queste cose. Ma sono di una drammatica veridicità. Le cose vere spesso sono ovvie. E così si finisce nel vendersi la vita. Nel rischiare la vita. Si dice che ognuno di noi è l’artefice del proprio destino. Non credo affatto a questa diceria. Ognuno il destino lo ha già segnato alla nascita. Ci vuole una sovrumana forza per discostarsi da un destino infame. E non tutti ce l’hanno questa energia. E vengono trascinati in discesa dalla corrente. E non finirà mai se non si smette di giudicare con i paraocchi e   si incominci a provvedere per creare opportunità serie per le persone.  Per dare loro  un lavoro dignitoso. Altrimenti  si va alla deriva.
Si umilia la Calabria e i calabresi continuando ad inviare camionettate di militi. Come a Kabul. Ci vuole la testa e il cuore per salvare la gente del Sud. Non l’aumento delle patrie galere. Vanto del governo. 

Penso ai genitori, alle mogli, ai figli di queste persone finite  in una pozza del loro stesso sangue e mi si stringe il cuore. In questi casi a prevalere è la compassione. L'amore. In questo momento in me prevale il medico, non il giornalista. E come medico mi sento ferita anch’io per questa pioggia di piombo. Penso a quello che potrà avvenire e mi vengono i brividi.  Che cosa potrà accadere ancora? Che cosa succederà?

Auguro veramente che intanto si salvino la vita.  Auguro che la Legge e la Giustizia giungano in questa terra desolata spesso taglieggiata non dagli  sventurati che muoiono impallinati ma da chi l’autorità dovrebbe esercitare… Da chi con divise di ogni genere, dai camici alle toghe,  a volte tende agguati più mortali delle pallottole. Anche con indagini mai concluse. Archiviate con etichetta "delitto commesso da ignoti". O una frase equivalente. Solo nei delitti eccellenti si troverebbero i colpevoli. E sottolineo: si troverebbero. Condizionale.

Roma 16 aprile 2010 

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