Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
eluana_px110L’l’11 Ottobre 2008, Eluana ENGLARO, ricoverata da anni “in coma” a Lecco fu colpita da emorragia cerebrale, patologia in relazione alla quale, per decisione del “tutore” non fu praticata alcuna cura, nella certezza che cio’ sarebbe stato sufficiente a uccidere la povera ragazza,  attuando quanto si riteneva fosse stato autorizzato dalla prima “sentenza” di condanna alla pena di morte emessa sai giudici dell’Italia “democratica e repubblicana”.
ELUANA URLO’: “Voglio vivere!”.

Lo fece con il solo linguaggio utilizzabile da Eluana, quello del corpo. Urlo’ la volonta’ di vivere. e di fronte al suo urlo l’emorragia si arresto’ nonostante non le fossero state praticate cure. Con ciò la Natura ( per chi non crede) o Dio (per chi crede) rispose a quel grido. ELUANA per il momento fu salva.
E su “Repubblica” del 12 Ottobre 2008, si ammise che ci si trovava dinanzi a una Cittadina VIVA e che VOLEVA VIVERE: “…intorno alle 13 - anche questa è la pura verità - sembrava che Eluana potesse rendere l´ultimo respiro, che l´emorragia non si fermasse. «Non arriverà a sera», questa la voce, accreditata, che si era diffusa. Invece, mentre sul lago di Lecco tramonta un sole caldo e innaturale per la stagione, riecco molte persone scuotere la testa: il fisico di Eluana, che era una sportiva e una roccia, ha retto. Ha retto come in passato, quando durante le regole mensili aveva subito perdite di sangue, anche sostenute. Ha retto come in tutti questi anni ha «dribblato» influenze e raffreddori: «Grazie anche all´eccezionale cura delle suore, al di sopra di ogni livello», aggiunge ancora il laico Defanti.…” …”. “

Il “laico Defanti”, e il tutore della povera Eluana, a fronte di una simile realtà non hanno desistito dal perseguire la morte di Eluana. Tradendo la lettera e lo spirito della “sentenza” che autorizza solo la sospensione delle cure ma non dell’alimentazione, il tutore, con l’assistenza di mercenari votati alla morte, ha deciso di assassinare comunque la ragazza che avrebbe dovuto tutelare. L’ha portata a Udine e qui, profittando della viltà e delle omissioni di quanti hanno il potere e il dovere  di intervenire per impedire l’assassinio ma non lo fanno, con i suoi mercenari ha deciso di togliere a Eluana non le “cure”, ma l’acqua e il cibo, ogni alimentazione. Ha deciso di farla morire di fame e di sete. Di punirla, facendola morire di fame e di sete, per avere deciso di vivere l’11 Ottobre 2008, quando, sia pure priva di cure, con la sua volontà sofferente aveva arrestato l’emorragia. 

Ancora una volta Eluana, il 7 febbraio 2009, ha gridato “voglio vivere!”. Ancora una volta l’ha fatto con il linguaggio del corpo che  s’è espresso in maniera inequivocabile per la vita: Ieri, dopo che il tutore e i mercenari aguzzini avevano chiuso il canale del sondino di alimentazione lungo il quale scendevano l’acqua e il cibo per alimentarla, Eluana “…- si è saputo da fonti mediche - in seguito ad un attacco di tosse, avrebbe espettorato il sondino nasogastrico,…”.
Il “colpo di tosse” è incompatibile con un “vegetale”. Nessuno ha mai visto né sentito un “vegetale” tossire”. E’ il grido di chi vuole vivere. Eluana, con il suo colpo di tosse, ha comunicato al mondo: “Voglio vivere! Mi avete privato di ogni cura perché, sostenete, sieste stati autorizzati da una “sentenza” di morte. Ma, vi prego, non mi private anche di acqua e cibo! Non mi fate morire di sete e di fame! Non consentite al tutore e ai suoi mercenari di assassinarmi. Aiutatemi!”.

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