Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
 
I pacifisti di casa nostra più strillano, meno dicono

mappa_israeleDa quando è iniziato il conflitto militare a Gara si leva da mezzo mondo la richiesta di un cessate il fuoco immediato e senza condizioni. Il risultato consisterebbe in qualche migliaio tra morti e feriti e grandi distruzioni in cambio della situazione precedente il conflitto. È comprensibile che un simile esito sia auspicato daisostenitori di Hamas.
Difatti, Israele non otterrebbe nulla salvo aver provocato inutili lutti e rovine e Hamas canterebbe vittoria facendo al contempo la parte della vittima, per prepararsi a riprendere la sua sagra missilistica. Ma che una simile uscita dal conflitto venga auspicata da chi non si dice sostenitore di Hamas e venga invocata in nome delle ragio - ni della pace e dell’umanità è una manifestazione di cinismo e di immoralità senza limiti. Un atteggiamnto che prescinda da ogni valutazione circa i torti e le ragioni  è immorale e pertanto non merita rispetto.

I fatti sono noti ed è persino stucchevole ricordarli. E stucchevole ricordare che Israele si è ritirato totalmente da Gaza ed ha lasciato i palestinesi liberi di decidere il loro destino. La scelta era tra creare il primo nucleo di stato palestinese operando per costruire, o fare di Gaza una base militare per nuovi scontri con Israele in vista della «liberazione» di tutta la Palestina dall’»entità sionista».
Chiunque abbia occhi per leggere sa che lo Statuto di Hamas decreta l’obiettivo di «innalzare la bandiera di Allah su ogni metro quadrato della terra di Palestina» (art. 6). Chiunque abbia seguito anche distrattamente gli eventi di questi anni sa che Hamas ha sempre ribadito l’intento di distruggere Israele e che le tregue sono pause nel processo che deve condurre all’obbiettivo finale. Il popolo palestinese ha votato massicciamente per Hamas il quale, non contento, ha imposto con la forza il suo potere assoluto su Gaza. Da quel momento il sud di Israele è stato sottoposto al martellamento di migliaia di missili. Eppure Israele doveva sopportarlo. Secondo quale logica? L’unica possibile:
quella di chi ritiene — d’accordo con Hamas — che Israele non abbia diritto a esistere e pertanto non abbia diritto a esigere il rispetto di un suolo nazionale.

Le anime belle hanno taciuto di fronte ai missili, ma hanno condannato Israele ogni volta che ha risposto con qualche iso - lato intervento militare o con un temporaneo e parziale blocco, hanno dato credito allo slogan «Gaza ridotta a lager», scambiando spudoratamente le cause con gli effetti. Non hanno apprezzato che Israele abbia accettato una tregua con una banda di criminali. E ora, dopo che Hamas ha rotto unilateralmente persino questa tregua, e Israele ha imboccato l’unica via rimasta per sopravvivere, le anime belle levano alti lai chiedendo a gran voce l’arresto immediato e senza condizioni dei combattimenti e la «ripresa del dialogo».
Dialogo con chi? La risposta a questa domanda — «con nessuno» — misura l’immensa ipocrisia delle anime belle. Ora, l’unica speranza che l’interlocutore si affacci è che si riesca a ricondurlo alla ragione. Ma chi non ha usato la sua autorità per affermare ragione e giustizia con pressioni pacifiche quando era forse possibile, e si è invece comportato in modo moralmente ambiguo prendendosela soltanto con Israele è meglio che taccia. 
Questo vale anche nel contesto della politica italiana. Avevamo letto con interesse e stima le dichiarazioni di Piero Fassino che aveva sottolineato il vero nodo della questione: l’inesistenza di un interlocutore perché Hamas non vuole trattare bensì mira soltanto alla distruzione di Israele.

Ma ora spunta fuori il suo ineffabile segretario che, rovesciando la verità, parla di fallimento della strategia della contrapposizione militare al terrorismo. Il fallimento è invece quello della politica parolaia di cui egli ha dato esempio, con una confusione non si sa se più verbale o concettuale. Difatti, secondo Veltroni, l’obiettivo della lotta al terrorismo «passa attraverso il difficile ma necessario reciproco pieno riconoscimento». Bene, allora perché non ha spiegato in passato e non spiega ora come si fa a ottenere questo riconoscimento in modo decente? Difatti, l’unico modo decente di chiedere un cessate il fuoco è pretendere che Hamas dichiari formalmente di rinunciare al suoi obiettivi di distruzione, che accetti l’esistenza di Israele e prometta di non lanciare più missili. Ogni altro approccio alla questione è un modo di nuocere a Israele. Bisognerebbe piuttosto prendere esempio dal sindaco di New York Bloomberg che si è recato a Sderot a portare la sua solidarietà.
Vi sono certamente molte ragioni per tanta diffusa ipocrisia. Ma forse ce n’è una semplice che si riassume nelle immagini della manifestazione islamica che proclama la guerra santa contro Israele davanti al Duomo di Milano. Lascio al lettore darle il nome.

Libero martedi 6 gennaio 2009

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Giornale online iscritto il 2/05/2008 al n. 184/2008 del Registro di Stampa del Tribunale Civile di Roma.
Direttore Ernesta Adele Marando. Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.