Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
Con grande sconcerto, che si trasformava velocemente in indignazione, ho seguito la trasmissione "annozero" del 19 ottobre scorso, condotta da Michele Santoro, Dominus, coadiuvato dalle Sue due belle ancelle d'assalto, una mora e una bionda, come insegnano le veline poste in ogni programma che faccia spettacolo.

Oggetto del programma: la Calabria e la 'ndrangheta. Spettacolo assicurato! Ho "intercettato" la trasmissione, già iniziata, dopo una soffiata telefonica, in cui mi si suggeriva di sintonizzarmi su Rai 2 dove stava andando in onda il programma "culturale e di costume".
Accendo il televisore nel momento in cui un giornalista dal volto sofferto intervista la giovane figlia di Cataldo, che appare indifesa, dal viso semplice e senza trucco, con la sua camicettina a fiorellini colorati, "stretta contro il muro" dove viene spinta dalle inesorabili spietate domande e inappellabili affermazioni poste dal giornalista, premio Nobel per la comunicazione efficace e rispettosa.

Codesto signore Le chiede, insistentemente, se fosse contenta di portare il cognome che porta, Cataldo, il cognome di Suo Padre! Si aspettava forse che una figlia giudicasse il proprio Padre, che lo accusasse rinnegando il proprio cognome? Cosi sarebbe stata una brava Cittadina! O invece magari avrebbe dovuto avere rispetto per la sofferenza di questa giovane donna che porta già sulle spalle un peso più grande di Lei?

Nulla di più aberrante. Di più sfrontato! Di più irrispettoso! Una vera e propria violazione dei diritti umani! Ai figli, ai genitori, ai coniugi, ai fratelli di una Persona, indagata o condannata, ai sensi di legge viene concesso di non testimoniare, se lo si desidera, proprio per il rispetto ai loro sentimenti ed alla loro eventuale giustificata imparzialità. Le norme in Italia esistono e sono tra le migliori al mondo, sono gli imbecilli che non le conoscono e imperversano come lo Tsunami. Quale il senso di queste "interviste"?.

Quello di condurre nell'arena Cittadini innocenti, per essere devastati dal pubblico della televisione, pubblico notoriamente abbastanza stupido, che si ciba di programmi stupidi che vengono mandati in onda, in particolare modo nelle ore di massimo ascolto. Ipnotizzati per ore da fantomatiche lotterie e programmi "culturali" di cui abbiamo un fulgido esempio con "annozero".

Cittadini da inserire poi nella "lista dei non frequentabili, degli Intoccabili", frequentazioni pericolose per i Cittadini " perbene". L'intervistatore, con una faccia di bronzo, continua nella sua missione di "estortore di verità". Il massacro prosegue con l'intervista alla Dottoressa Giuseppina Morabito, psichiatra all'ospedale di Locri, rea di chiamarsi Morabito, figlia di Giuseppe, già indicato come famoso Boss carismatico della mafia.

La dottoressa, con coraggio e dignità, non è deferente, non balbetta come altri suoi colleghi, ad esclusione del veterinario Dr. Francesco Nirta, che conosce bene le insidie di queste interviste e minaccia, giustamente, querele se le sue parole saranno fuorviate. Guarda caso l'intervista non c'è! O forse c'è stata ma non viene mandata in onda dopo queste premesse. Come mai? Un viaggio a vuoto per il coraggioso giornalista.

Nessuna replica. Ritornando all'intervista, presso l'ospedale di Locri, alla Dottoressa Morabito, Lei risponde con voce ferma e chiara alle domande provocatorie che le vengono poste dall' instancabile intervistatore, chiedendo poi a sua volta allo stesso: " Lei…nella Sua funzione di sciacallo…siete la categoria da me aborrita..." anche qui, come alla giovane Cataldo, il giornalista Le chiede del padre, chiamato anche Tiradrittu, del cognome che porta e del suo "percorso particolare" riguardo al suo posto in ospedale. Lei risponde:" Vada a vedere il percorso degli altri colleghi…parliamo della morte di mio fratello, parliamo dell'assassinio di mio fratello. Mi dica…vuole sentire come hanno chiuso le indagini? La fantastica…lo sfavillante mondo degli eroi? Che non si poteva arrivare a scoprire chi tecnicamente ha sparato". La risposta dell'intervistatore è questa:" Ma Lei sa quante volte finiscono così le indagini, magari per un povero cristo ammazzato da una pallottola vagante, voglio dire, non è il primo caso!".
Ci si chiede se l'uomo sia solo un giornalista o anche un agente "occulto" della mobile esperto sulle dinamiche balistiche e quindi dà questa perita risposta. La Dottoressa Morabito replica seccamente:"no, no, no, e che vuol dire questo?".

E l'intervista si interrompe qui!!!

Non sappiamo se sia proseguita e quindi "tagliata" e non mandata in onda, o il giornalista abbia lasciato perdere. Improbabile. Per la cronaca il sig. Domenico Morabito di trentotto anni, il fratello assassinato di cui parla la Dottoressa Giuseppina Morabito, mentre si trovava nell'autovettura dei Carabinieri che lo avevano appena arrestato ad Africo, suo paese, e lo stavano conducendo a Locri, viene colpito a morte da un proiettile che, si disse poi, sarebbe stato sparato da poliziotti in borghese. All'inizio del paese di Africo, c' è un posto di blocco della polizia, come spesso c'è, ma questa volta in borghese. All'arrivo della macchina con dentro Domenico Morabito, seduto sul sedile posteriore tra due carabinieri, i poliziotti intimano l'alt. I carabinieri non si fermano, non riconoscendo i poliziotti e non sapendo del posto di blocco.

Evidentemente i poliziotti, a loro volta, non riconoscono la macchina dei carabinieri. Non ci sarebbe stato a questo punto un raccordo tra le due forze dell'ordine costituito che operano nello stesso ristretto territorio. Ognuno per sé! Tutti in borghese! Ma sarà stato proprio così? E se così fosse stato, ciò sarebbe molto inquietante! I poliziotti sparano e, guarda un poco, la pallottola dove va a cadere? Su Domenico Morabito e lo uccide!

Un proiettile sparato per non uccidere, forse in aria, forse alle gomme, centra, per pura fatalità, Domenico Morabito! Una mira formidabile! Un accanimentomediatico bestiale contro questa famiglia, contro Giuseppe Morabito, definito " tiradrittu".

Che c'entri o che non c'entri il Suo nome viene sempre tirato in ballo, fà audience. Anche durante la cagnara giornalistica per l'omicidio Fortugno, nelle settimane subito dopo il tragico evento, quando la bufera imperversava e i quotidiani di tutte le testate facevano a gara a scrivere meglio e di più, quando la curiosità è ai massimi livelli, ecco che, in un titolo-civetta con il nome dell'assassinato, onorevole Fortugno appare il nome di Giuseppe Morabito" ,  ingiuriato "tiradrittu"!
Ergo, la gente pensa, legittimamente, "tiradrittu" ha a che fare con l'omicidio Fortugno, non perché si occupi di pompe funebri ma perché è il capo carismatico dei mafiosi!

Ma con l'omicidio Fortugno non ha nulla a che fare E dunque perché è stato citato il signor Giuseppe Morabito? Per una storia di telefonate, avvenute anni prima, tra Fortugno, medico dell'ospedale di Locri e Panzera, medico dell'ospedale di Melito, nonché marito della dottoressa Giuseppina Morabito, figlia di Giuseppe, (nonché) e in carcere da qualche anno. Dunque due medici parlano al cellulare, uno di loro è morto ammazzato anni dopo, Fortugno, l'altro, Panzera, è il genero di Giuseppe Morabito, ergo Giuseppe Morabito "tiradrittu" finisce sulle prime pagine dei giornali collegato all'omicidio Fortugno.

Ecco come funzionano le calunnie velate e non tanto, e come si azzerano le Persone. Telefonate che sono risultate subito essere innocenti, telefonate di lavoro tra due medici. Risultate tali da indagini eseguite prima della pubblicazione degli articoli che quindi hanno pubblicato con dolo.

Negli stessi articoli, in alcuni quotidiani nazionali,"prestigiosi" letti dall'intellighenzia nostrana e che "fanno cultura" quando si è nominato Giuseppe Morabito, "tiradrittu" a sproposito dell'omicidio Fortugno si è citato, sempre senza una ragione, se non occulta, anche 
il nome del suo avvocato, definito "uno strano  avvocato. L'avvocato Giuseppe Lupis! Ma non si è citato il nome del Suo farmacista o del Suo medico. Forse perché anonimi o non conoscono molti fatti e misfatti come li conosce l'Avvocato Lupis che percciò deve essere eliminato, con le buone o con "le cattive"!

Si sciorinano nomi noti negli articoli dedicati alle indagini sull'omicidio eccellente, senza che ci sia un nesso né un seguito per alcuni di questi.
Solo per catalogare e infamare le Persone! E farle fuori.
E così vengono "bruciati" i familiari di Giuseppe Morabito, i Suoi conoscenti e il Suo Avvocato, definito "l'Avvocato dei boss mafiosi, l'Avvocato di "tiradrittu"!

L'Avvocato Giuseppe Lupis! Penalista nella locride il quale secondo questi " vergini e candidi giornalisti", di bassa lega, i "venduti" al volere del potere, dovrebbe difendere solo i frati del seminario di Locri e qualche pia donna scippata del borsellino al mercato di Siderno.

Perchè questo genere di cose fanno gli altri grandi penalisti del foro di Locri, Lametia Terme, Catanzaro e in questi anche giorni a Vibo Valentia. Difendono i pensionati scippati dalla finanziaria o i limiti di qualche terreno, patteggiando con i contadini!

I difensori del magistrato Patrizia Pasquin, e delle Sue "socie", invece, non sono i difensori di boss mafiosi, con a capo il presidente della sezione civile del tribunale di Vibo, proprio Patrizia Pasquin e il Suo collegio di giudici, ma sono i difensori delle dame di San Vincenzo! Non vengono vilipesi perché difendono chi avrebbe gravemente offeso la legge, e cioè gli stessi tutori della legge! Non di analfabeti e ignoranti contadini parliamo, ma di gente che conosce le norme giuridiche! Dunque se di mafiosità si parla qui ci troviamo davanti a un pool di magistrati che avrebbero commesso gravi delitti . Questi sono i veri mafiosi! Gente "letterata". E i loro avvocati fanno il loro dovere! Ma non vengono infamati!
I Diritti Umani della famiglia Morabito e anche del loro Avvocato, reo di averli difesi, vengono ancora pesantemente violati. Sarebbe legittimo chiedere un risarcimento di milioni di Euro! Per danno biologico, esistenziale, morale, all'immagine ecc.

Passando dalla eccezionale mira del poliziotto che per sbaglio, senza intenzione, ha ammazzato il figlio di Giuseppe Morabito, arriviamo al killer che ha sparato all'Onorevole Saverio Zavettieri.

Al contrario, uno sciancato dalla vista debole e dalla mano malferma, con tutta l'intenzione che aveva di ammazzare l'onorevole Zavettieri a soli tre metri di distanza ha mancato l'obiettivo, poco mobile e molto visibile. Forse il sicario in questione è stato reclutato ai servizi sociali! Io al posto dell'Onorevole Zavettieri sarei offeso! Come, un killer da due soldi per un uomo così importante!

Lui stesso ha ammesso che non trattasi di avvertimento, ma di sicuro tentato omicidio! Ritornando all'intervista alla Dottoressa Morabito, provoca disorientamento e un senso di fastidio la risposta che il Direttore Sanitario, Dr. Previte, dell'ospedale di Locri, dà all'intervistatore. Questi gli chiede come mai sono state aumentate le ore di lavoro alla dottoressa Morabito.

Il Direttore, coraggiosamente,  risponde solerte che la delibera è stata annullata! Sarebbe interessante sapere in base a quale esigenza sia stata fatta una delibera per un aumento di ore di lavoro e per quale ragione la stessa sia stata poi annullata! O prima, o poi, dovrebbe essere stata compiuta una irregolarità. O l'aumento delle ore era necessario o non lo era! Cosa è accaduto nell'intervallo, tra la deliberazione di una necessità di aumento di ore assistenziali e il suo annullamento? Forse che i malati, bisognosi di assistenza psichiatrica, improvvisamente diminuirono? Morti ammazzati furono, o improvvisamente guarirono, e di miracolo si trattò?
Proseguiamo con il programma.

L'Onorevole Maria Grazia Laganà, intervistata anche Lei, come ormai di routine da un anno, purtroppo, alla domanda del giornalista:" Lei è stata vicedirettore sanitario, Suo marito primario, non vi eravate mai accorti del verminaio, della situazione di illegalità che c'era in questa Asl?". Questa la risposta dell'Onorevole Maria Grazia Laganà:

" Mio marito come primario non aveva scheletri nell'armadio, non aveva mai partecipato a gare d'appalto, non faceva parte di nessun sistema per poter… però… onestamente… da politico poi, quando nel 2001 è entrato a far politica e quindi da consigliere regionale, d'opposizione, lui ha sempre denunciato, supportato dalle carte, naturalmente, ha fatto sempre… ha denunciato quello che riteneva giusto". Ancora una domanda: "Secondo Lei, ha commesso uno sgarbo, sgarbo, cioè possono avergli chiesto un favore che lui ovviamente", interrompe la domanda l'Onorevole Laganà rispondendo immediatamente:" No, di questo sono sicura. A lui non è stato chiesto niente!".
Poi segue un'intervista e un servizio sui Marcianò, padre e figlio, in carcere per essere i presunti mandanti dell'omicidio Fortugno. Movente: il loro sistema nervoso non avrebbe retto all'esclusione del loro amico del cuore, Dr. Domenico Crea, medico, direttore sanitario, candidato al consiglio regionale. E dunque hanno fatto fuori Fortugno, invece eletto con uno strabiliante numero di voti!

Una tesi passionale che non sembra essere percorribile. Non questo può essere un movente. Non in questo caso. Non sembra, a vederli, anche se separatamente nelle interviste, che tra loro ci possa essere una tale appassionata relazione da portare il Sig. Marcianò padre a vendicare il torto subito dal suo amico Dr. Domenico Crea.

Viene difficile pensare a un tale amore tra i due a giustificare un omicidio. Senza dubbio il sig. Marcianò e suo figlio stanno pagando a caro prezzo la fedeltà e la fiducia all'amico Crea. Un'altra considerazione sull'intervista al Dr. Crea.

L'Onorevole Crea appare sorpreso nell' apprendere, a fine interrogatorio da parte del giornalista, compiaciuto di questa sua intervista definita "preziosa", che il colloquio sia stato registrato da una telecamera, a quanto pare non collocata a distanza ravvicinata tale da essere incontrovertibilmente vista dal politico e quindi automaticamente accentata,. Se cosi fosse stato, non solo è stata violata la privacy, ma la norma del consenso informato all'esecuzione della registrazione.

Si può parlare di estorsione, con dolo, di informazioni che possono portare a gravi conseguenze! A parte questo, di non poco conto, dispiace vedere come un professionista, un medico, balbettasse imbarazzato davanti ad un "prezzolato" della TV, come non abbia reagito con forza nella difesa dei suoi amici Marcianò, innocenti fino a prova provata, e da mesi in carcere perchè sospettati colpevoli dell'omicidio Fortugno.
Solo una nota tecnica per i grandi investigatori dell'antimafia: sono a conoscenza del fatto che da sempre una " causale" non è un indizio ma solo un motivo di sospetto e in base a sospetti non si sbattono le persone in galera? Questo nei paesi civili.
Si ritorna con il programma in studio, la conduttrice Rula intervista l'Onorevole Marco Minniti, calabrese, nonché Viceministro all'Interno. Un'alta carica dello stato. Verosimilmente e sperabilmente attendibile.

Dunque, questa la domanda di Rula:" Senta, nel caso della sanità calabrese, soprattutto a Locri, questo caso di malasanità, questo commissariamento, secondo Lei, da quello che sa, anche da calabrese, del Suo partito che comunque governa con una coalizione, c'è una connivenza con i politici o mancanza di controllo assoluto?".

Risponde l'Onorevole Marco Minniti:" Ma guardi, io penso che la relazione della commissione d'accesso nella Asl di Locri debba essere letta nelle scuole, debba essere diffusa, debba essere conosciuta (l'Onorevole Minniti evidentemente non prevedeva che di lì a qualche giorno, la magistratura avrebbe impedito la lettura nelle scuole del documento, sequestrandolo presso la redazione del quotidiano "Calabria Ora" impedendone anche la pubblicazione) perché considero quel documento un documento assolutamente fondamentale, comprendere quella capacità di infiltrazione della mafia e della ‘ndrangheta, e Lei mi chiederà come è possibile che la ‘ndrangheta che c'ha quel giro di danaro di cui ha parlato prima Michele Santoro e Marco Travaglio, perché si interessa della nomina del primario, eppure si interessa della nomina del primario, perché vuole decidere chi è il primario, perché c'è un problema che è fondamentale, il problema è che la ‘ndrangheta si occupa anche di queste cose, perché la partita vera che si gioca in Calabria e in altre parti del nostro paese è la questione della sovranità, chi comanda veramente sul territorio, e se uno comanda veramente sul territorio, deve decidere anche i primari, perché altrimenti non comanda, non si accontenta del traffico internazionale di stupefacenti cui pure la ‘ndrangheta è assolutamente leader in Italia e probabilmente in Europa".

Una domanda ci sorge spontanea dopo la dotta esposizione del Viceministro all'Interno:

Ma Francesco Fortugno era primario! Vuole dire che era sotto la sovranità di qualcuno?
Sotto la sovranità di chi,  se così fosse come dice il Ministro?

Se fossero vere le affermazioni categoriche dell'Onorevole Marco Minniti, calabrese e alta carica dello stato.

La vedova Fortugno aveva detto:" Mio marito come primario non aveva scheletri nell'armadio, non aveva mai partecipato a gare d'appalto, non faceva parte di nessun sistema per poter… però… onestamente… "

A questo punto sorge spontaneo un  dilemma:
chi ha ragione? Il Senatore Maria Grazia Laganà, vedova Fortugno, o il Viceministro all'Interno, l'Onorevole Marco Minniti?

Proseguendo nella trasmissione, ad un certo punto vengono fatte vedere delle tabelle.

Calabria 716 km di costa con 22.475 occupati, addetti al turismo; Emilia Romagna 130 km. di costa, addetti al turismo 114.188.

Cioè la Calabria cha ha circa sette volte il territorio dell'Emilia Romagna e ha un numero di addetti al turismo dieci volte di meno, circa.

Letti questi dati, nessun commento, né da Michele Santoro che li ha esposti, né dai presenti politici calabresi, Onorevole Marco Minniti, e Onorevole Saverio Zavettieri.

Questo ispira una ulteriore modesta considerazione: che tutti preferiscano autocompiacersi narcisisticamente con l'antimafia per non affrontare il problema dello sviluppo della Calabria, come vedremo da qui a poco.

Santoro passa subito ad altro argomento, un salto della quaglia.

Informa che l'Onorevole Loiero è stato prosciolto dal p.m. La notizia, a questo punto del programma sta come i cavoli a merenda.

Nessuna osservazione sulle tabelle appena esposte.

Eppure un commento sui dati appena sciorinati, Emilia Romagna/ Calabria (10 a 0), inseriti come per errore, bisogna pur farlo, è d'obbligo.

Quando si studia un fenomeno e lo si propone bisogna spiegare anche come nasce, come si sviluppa e la sua soluzione.

Il motivo è forse che, appena in Calabria si apre un'attività, subito la si fà chiudere per associazione a delinquere, perché i calabresi, quelli comuni, sono geneticamente mafiosi e stupidi.
Anzicchè volere essere ricchi, liberi e belli, preferiscono essere poveri, dannati e condannati! A meno che non si tratti di "Colletti Bianchi"!

Gli emiliani e i romagnoli invece no! Loro sono nati con il dono dell'integrità e dell'intelligenza, sempre per una questione genetica. Riescono a trasformare pochi chilometri di costa marittima nell'Eden, una novella Montecarlo ritagliata sulle rocce! Questa è la storia metropolitana che si è deciso di diffondere…

La denuncia di Santoro sarebbe stata seria se, dopo l'enunciato statistico, avesse indicato un solo piano, se fosse mai esistito, per lo sviluppo turistico della Calabria, di cui magari ne fosse stata impedita l'attuazione, indicandone i responsabili. I piani ci sarebbero, ma per pochi eletti dove anche la magistratura la fà da padrona! Vedi Vibo Valentia e circondario!

Ci chiediamo: cosa hanno fatto i politici calabresi in concreto e imparzialmente per lo sviluppo economico e turistico di questa regione?

Vogliamo parlare delle vie di comunicazione della Calabria? Presupposto indispensabile per un'apertura verso il mondo! Vogliamo parlare dell'autostrada? Campo minato e a ostacoli da sempre?

O degli aeroporti, privilegio di pochi, di quelli che non pagano il biglietto aereo, per loro stessi, per familiari, amici e accompagnatori? Guarda caso parliamo proprio dei politici e alte cariche dello stato. Per tutti gli altri, prezzi da capogiro!

Tanto per citare un esempio, il volo Roma-Reggio Calabria e ritorno equivale ad un rateo di mutuo per una casa in centro storico, non a Bova marina, un paese a caso, ma in una Milano da bere. Con lo stesso prezzo si compra, in Tunisia e o negli Stati Uniti d'America, tanto per citare qualche località, una settimana di vacanza in un albergo a 4 stelle, compresi pranzo, cena e colazione, talvolta anche le bevande, e naturalmente compreso il biglietto aereo.

O vogliamo parlare di Trenitalia, dove le carrozze destinate al Sud sono quelle dismesse dal Nord e in genere destinate ai paesi sottosviluppati? Per non parlare anche del fatto che, se ci si azzardasse a prenderne uno, di treno, non si viaggerebbe da soli, ma in compagnia di zecche e pulci! Di solito, nei paesi civili, le vie di comunicazione si potenziano, nella regione Calabria, invece, si riducono. Sulla linea ferrata, infatti, su tutta la costa ionica, da Catanzaro a Reggio Calabria, unico binario, molti treni sono stati soppressi e molte stazioni smobilitate. O hai la macchina o vai a piedi. Ma il panorama è bello, quindi non è un grande sacrificio! E con il movimento si dimagrisce pure!

L'obesità è imperante, l'alimentazione dei comuni calabresi non è a base di gamberoni e spigole, ma di pane, pasta e patate e talvolta di carne di capra, ma se ti beccano che la mangi, ti arrestano per mafiosità! Forse lo hanno fatto apposta a sopprimere i treni-diligenza, per fare risparmiare sulle palestre, che non ci sono e costano e incrementare un sano jogging, che si fa gratis, massimo ti viene l'infarto, ma che problema c'è'? Un mafioso di meno!

Quale lo sviluppo della Calabria con queste premesse? E' più interessante, rapido e sicuro andare a Kabul che a Reggio Calabria e dintorni. Ma tanto, la gente che conta in Calabria, alcuni politici in testa e i loro compari, non hanno di queste problematiche. In Calabria vanno per il gettone di presenza, per " raccogliere quei voti puliti", per andare agli alti scranni.

Ma, ci chiediamo, se in Calabria si strombazza che gli abitanti siano per la maggior parte affiliati alle cosche mafiose, quali saranno i voti "puliti"? E come fanno i politici puliti a scegliere i voti puliti? Forse dalle macchie di sudicio sulle schede! Si sa, i mafiosi sono sporchi! I politici, come dicevamo, una volta fatta la presenza nella Calabria della mafia, ritornano ai loro domicili, a Roma o in altri posti prestigiosi.

Per le vacanze in montagna vanno a Cortina, e al mare sulla costa emiliana o a Portofino o ai Carabi, fà fine, fa rock! La Calabria della mafia fà "lento". Una giovinetta di Locri, dallo studio di Michele Santoro, rivolgendosi "a tutta l'Italia", dice: " Eravamo due ragazzi che siamo andati da Celentano, abbiamo fatto una scissione: chi spara, chi uccide è lento ( dai fatti non sembrerebbe ndr), invece i morti ammazzati della nostra terra, chi rispetta la libertà altrui è rock!...". Poveri morti ammazzati! Erano rock e non lo sapevano! Magari amavano la musica del ‘700 e invece hanno costituito, nell'aldilà, un'orchestra scatenata.

Non si può definire che demenziale questo tipo di ragionamento! Che sarà mai la società di domani in mano a questi giovani e fini pensatori? Una giovanottina di Locri, in diretta da palazzo Nieddu, Locri, tra i vari pensieri, esprime anche questo, che lì, in Calabria, si vive di turismo. Ma quando mai?

A meno che non si parli, a questo punto, e apriamo un nuovo capitolo, del " Melograno Village", complesso residenziale assurto agli onori della gloria proprio in questi giorni. Ma sembrerebbe, dalle cronache giornalistiche già morto sul nascere perchè strangolato dagli intrallazzi di una concessione alla lottizzazione approvata con procedure "sudamericane".

Perché in Calabria si vive la realtà dei paesi del sudamerica. Da una parte lobby potenti, semidei, tra cui molti "Colletti Bianchi", che sulla costa degli dei volevano giustamente abitarci, in castelli inargentati. Vedi retata condotta dalla squadra mobile di Vibo Valentia dell'11 novembre 2006, con in cima il magistrato Patrizia Pasquin, presidente del tribunale di Vibo e non di nazionalità calabrese, nata a Milano di origini venete considerata il cervello di un'organizzazione fantastica!(Non sarà che della ‘drangheta di calabrese sia solo la bassa manovalanza e la Padronanza invece venga dal Nord, più pasciuta e furba?). Alta borghesia!
Indagati avvocati, architetti, alti magistrati, imprenditori, politici; indagati tra i quali spicca il nome dell'ex governatore della Calabria, Giuseppe Chiravalloti, alto magistrato prima della carica politica che ha già per questa vicenda ricevuto avviso di garanzia e padre di altro chiarissimo e integerrimo magistrato, Caterina. Stesso dna. "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 12 novembre 2006 scrive:" Tra i 45 indagati…c'è anche l'ex presidente della regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, della Casa delle libertà, in carica fino allo scorso anno.

Nei confronti di Chiaravalloti viene ipotizzato il reato di corruzione in relazione ai suoi rapporti con il giudice Pasquin in merito alla vicenda della realizzazione del complesso turistico Melograno Village, di cui il figlio di Patrizia era socio mentre lo stesso giudice, secondo quanto sostengono i magistrati della Dda di Salerno, era "socio occulto".  

Secondo quanto è  scritto nel capo d'imputazione…". Patrizia Pasquin sarebbe "la Papessa" di una cupola istituzionale-politico-mafiosa. "…Era promotrice di una complessa trama corruttiva" Così è scritto nell'ordinanza che l'ha portata in cella". ( Corriere Della Sera del 12 novembre c.a.). La sua presunta amica e socia in affari,( secondo le cronache giornalistiche che impazzano in questi giorni), Settimia Castagna, dalle indagini in corso pare stesse organizzando con il marito di farLa fuori, più chiaramente di ammazzarLa, buttandola giù da una rupe proprio durante una visita al Melograno Village.

Meno male che l'hanno arrestata in tempo, se non altro evitiamo di avere un altro magistrato assassinato, martire e santo e probabilmente non avremmo mai avuto questa verità! Accontentiamoci, nel nostro piccolo!

Chissà come mai tutti i magistrati assassinati, e più il massacro è di proporzioni ciclopiche, diventano diventavano santi e martiri per la patria. Ma se forse si fosse aspettato magari un po', forse avremmo meno martiri!". L'ignara giudice Pasquin, che figura anche nella delegazione in Canada nel 2005, organizzata dalla provincia per la promozione al turismo, della cipolla di troppa e il pecorino di Monte Poro, dimostrando di essere un personaggio dai variegati interessi, in una delle innumerevoli intercettazioni telefoniche cui è stata fatta oggetto, mentre parla, il 26 luglio 2004, appunto con "la giuda" Settimia Castagna, dice"…gli ho fatto annullare la sentenza, l'appartamento, quello là, è sempre suo…prima non era più suo e ti dico si, non ho capito? Più di così non si può fare! Lui ( Esposito ndr) ha avuto risolto due cose: il contratto e l'altra causa di divisione. Cose fondamentali. L'altra parte l'ho dovuta sospendere perché è meglio che si decanti un po' la situazione. Più si decanta più possibilità di successo si potrà avere…".( corriere Della Sera del 12 novembre 2006).

Mi viene in mente, chissà come mai, il caso della Contessa Enrichetta Lucifero di Soverato, e del Suo Avvocato, sempre lo stesso Giuseppe Lupis, finito in carcere (capo d'accusa: calunnia a magistrato. Il calunniato: il valentissimo giudice Francesco dr. Mollace), per circa un mese e mezzo, prima nella residenza estiva di Villa San Pietro a Reggio Calabria, al mare, nota per l'igiene e il servizio sanitario, trasferito poi in quella di campagna, a Vibo Valentia (erano i mesi di fine luglio, tutto agosto e uno scorcio di settembre 2004).

Guarda caso il presidente del tribunale di Vibo Valentia era, in quel periodo e fino all'altro giorno, il magistrato Patrizia Pasquin.

E chi gli negò la libertà, più volte richiesta? Il magistrato chiarissimo Caterina Chiaravalloti! Del tribunale di Catanzaro. Significherà qualcosa o trattasi di paranoia?). Avvocato Lupis, arrestato perché troppo lontano si spinse a cercare la verità e chiese giustizia, ma fù giustiziato!

La libertà negata più volte! Alla fine in libertà e con l'obbligo di firma per qualche tempo. Hanno pure messo in giro, l'una delle tante infamità, che è stato sospeso dall'ordine degli Avvocati.

Nulla di più falso. Anzi, addirittura il Consiglio dell'Ordine forense di Locri è intervenuto scandalizzato da quanto accaduto, la prima volta in Italia che si arresta un Cittadino, un Avvocato, per presunta calunnia, perché bisogna provarla questa calunnia! E a tal proposito sono usciti articoli su " La Gazzetta del Sud" e il "quotidiano"del 3 agosto 2004, con la presa di posizione del Consiglio dell'ordine degli Avvocati del foro di Locri. Ma non è detta l'ultima sentenza!

La giustizia esiste, quella degli uomini giusti e, ancora più importante, quella di Dio.

Questa la storia della Contessa Lucifero, in sintesi estrema:

Un magistrato del Tribunale di Catanzaro, Salvatore Curcio, aveva "messo gli occhi e la tasca " per comprare all'asta, peraltro con "strane" procedure, l'appartamento della contessa, sito difronte la splendida baia di Soverato. Nota essenziale: il magistrato Salvatore Curcio conduceva le indagini sul procedimento fallimentare della contessa Lucifero.

Le ha condotte cosi bene che ne ha rilevato l'appartamento e la Contessa è stata sfrattata. Col metodo, "carta vince, carta perde"!

Il difensore della Contessa Lucifero, l'Avvocato Giuseppe  Lupis, incorruttibile, noto penalista del foro di Locri per la Sua splendida carriera forense e la Sua preparazione, con difese sempre gratuite per i bisognosi, impegnato da tutta una vita nel fare luce sui misfatti compiuti in Calabria, la Sua terra, offesa e vilipesa, cofondatore del periodico "Giustizia Giusta", ha rilevato, l'Avvocato, le enormi irregolarità, e le ha denunciate agli organi di competenza.

Ha denunciato, per gli abusi perpetrati nell'esercizio delle Sue funzioni, il giudice Salvatore Curcio e i "Suoi collaboratori", con ancora "il sorcio in bocca", alla Procura di Salerno, competente per territorialità, che ha riconosciuto le irregolarità tanto che ha disposto che l'appartamento ritornasse ad essere abitato dalla Contessa Lucifero. Cosa che si è realizzata.
Ma ancora ad oggi Salvatore Curcio esercita la professione di magistrato e conduce inchieste d'assalto nel Tribunale di Catanzaro cui appartiene. Ma si sa, tra cani non ci si mozzica! Lametia Terme, Vibo Valentia e Catanzaro fanno parte dello stesso territorio. Significherà qualcosa? Si spera che si faccia giustizia, che si trovino magistrati di prim'ordine e per fortuna ci sono, che amino il diritto, l'etica e il rispetto della verità e l'applicazione di essi! Staremo a vedere. Molte interrogazioni parlamentari sono state avanzate per fare luce sugli intrighi del Palazzo di Giustizia di Catanzaro. Ma nulla di serio si muove. Come mai?
Dall'altra parte di questo mondo veramente marcio, ci sono i cittadini anonimi calabresi, disgraziati, disoccupati e poveri, alcuni vivono di assistenza, poca e cattiva, altri si arrangiano come possono! Questi, allo stormir di foglia, al canto di qualche pentituccio di turno, vengono sbattuti in galera, alla luce della ribalta, persone che diventano importanti per un'ora e poi, in silenzio, in carcere vi muoiono! Insieme alle loro famiglie marchiate e ghettizzate.

Tornando al programma "annozero", in studio c'è anche il-ragazzo-di-Locri, dall'aspetto vagamente risorgimentale, inventore dello striscione che ha fatto il giro del mondo e che recita " e adesso ammazzateci tutti".

Fortunatamente nessuno li ammazzerà, perché non contano nulla. Loro sono solo la cassa di risonanza di ben altri figuri che sfruttano la loro faccia pulita e la loro ingenuità! Si ammazza chi si deve ammazzare, le pallottole e i killer costano e non si sprecano a vuoto!

Siamo profondamente dispiaciuti per l'omicidio del Prof. Fortugno, ma credo che tutti i morti ammazzati abbiano la stessa valenza. Se esistesse la hit parade ci sarebbe un solo primo posto: il Prof. Fortugno, a seguire, in sordina, un altro morto ammazzato, un ragazzo di Siderno, il giovane Congiusta. O il giovane Massimiliano Carbone, sempre di Locri. Per il resto il vuoto. Eppure solo pochi mesi prima sono stati uccisi, nella locride, tre giovani sotto i trent'anni. Elia Altomonte, ucciso nell'aprile 2005, circa sei mesi prima del Prof. Fortugno.

E' stato ucciso a Ferruzzano, in un mezzogiorno di fuoco, in pieno paese, alla marina, sulla via Panoramica, sotto gli occhi degli impiegati, ciechi, ancora in servizio visto l'orario, circa le dodici, del Palazzo Comunale, posto lì di fronte, a poche centinaia di metri dal luogo del delitto. Massacrato nella sua auto, crivellato di colpi. Un ragazzo di ventotto anni, notoriamente tranquillo, incensurato, di buona famiglia, lavoratore, amato e compianto dai suoi compaesani. Dimenticato! Nessun cenno! Annoverato tra i trenta morti ammazzati nell'ultimo anno nella locride. Ma senza un nome né una storia. Né parenti affranti! Come mai nato!

Ancora: circa solo un mese prima dell'omocidio Fortugno, nel settembre 2005, una coppia di ragazzi, lei Antonella Luverà, ventisette anni, di Ferruzzano, lui, di cui sfugge il nome e il cognome a molti ( questo per indicare quanto sia stato ignorato, mai più nominato, se non al momento della scoperta del cadavere e nell'omelia funebre e poi il nulla), forse si chiamava Talia, di ventisei anni, di Brancaleone. Giovani e liberi, massacracrati insieme, a colpi di fucile nella loro auto, al tramonto, ai limiti del paese di Bruzzano.

Dimenticati. Ai funerali, cui ha partecipato un'intera comunità commossa, neanche lo straccio di un giornalista, di un servizio televisivo da mandare in onda su un telegiornale, neanche nel giorno della scoperta della tragedia. Neanche il giorno dei funerali! Il nulla. Come mai fossero esistiti sulla faccia della terra!

E allora non si può non essere indignati davanti al martellamento continuo di un solo morto ammazzato, considerato eccellente: Fortugno! Con tutto il rispetto per lui e la Sua famiglia a cui vanno le nostre condoglianze! Non esistono i morti di serie A e di serie B. Al cimitero sono tutti uguali.

Ogni omicidio và indagato. Ma seriamente. Mi ritornano alla mente altri morti ammazzati, non in quest'ultimo anno, ma alcuni anni fa. L'Avvocato Nino Luverà, quarantatrè anni, davanti al cancello di casa sua, mentre usciva dall'auto. Ha lasciato una giovane moglie vedova e due figli bambini. L'oblio assoluto.

E che dire dell'omicidio del Dr. Gino Marino, sempre ucciso nell'automobile, che risale ormai alla fine degli anni '80? Lasciò annientata una giovane moglie vedova e incinta e un piccolo figlio orfano. Si parlò di malasanità, di un errore medico da parte del chirurgo e si liquidò la questione. Tutti sapevamo che il Dr. Gino Marino era un valentissimo chirurgo e un punto di riferimento per la popolazione del luogo che lo amava e lo rispettava. Nessuno mai avrebbe osato alzare la mano contro di Lui, chi l'ha armata e per quale vera ragione non noi non lo sappiamo. Un sipario pesante è calato sul suo assassinio.

Per non citare tante altre vittime degne di memoria e di giustizia mai fatta! Nei primi anni '90, ammazzato l'Avvocato Giuseppe Letizia di quarantacinque anni, alla scrivania dello studio dell'Avvocato Giuseppe Lupis, proprio Lui, quello di cui scrivevamo prima, a Siderno, Qualche anno dopo è toccato all'Avvocato penalista Giovanni Simonetti, sempre di quarantacinque anni, in pieno centro di Gioiosa Ionica, mentre stava per entrare nel Suo studio.
E qualche anno dopo ancora  ammazzato anche a colpi di pallettoni il quarantenne Avvocato penalista Filippo Luvarà, di Bruzzano, che aveva praticato lo Studio dell'Avvocato Lupis.  caduto davanti al cancello di casa dove lo attendevano la giovane moglie e due piccoli figli?
Omicidi "irrisolti". Omicidi caduti da subito nell'oblio...

Non voglio sciorinare assolutamente una lista di morti ammazzati nella locride dalla mafia, o da chi, più verosimilmente, si nasconde dietro al suo mantello. Altri lo fanno il 1° di maggio dal palco.

Qui non si vuole fare una commemorazione, ma invitare a non continuare più con questo martellamento assordante sull'omicidio Fortugno. Che devia l'attenzione da altri fatti altrettanto gravi. Giustizia è da essere per tutti! Ma con la Verità Vera! E scusatemi, ma non credo che avremo mai questa verità! Troppi sepolcri imbiancati! E se qualcuno la sbandiera, la Verità, gli intrighi di Palazzo, le collusioni tra alcuni magistrati corrotti e politici corrotti per il controllo del territorio, per il potere e i soldi e seminare il terrore per chi vede e sa, allora questo qualcuno con i Suoi collaboratori viene sbattuto in galera.

E mi riferisco al Dr. Francesco Gangemi, e del mensile " Il Dibatto", di cui è il Direttore".

"Il Dibattio" viene sequestrata come pure il periodico, vengono apposti sigilli alla redazione!
Questo proprio due anni fa, 9 Novembre 2004.

Questa la libertà di stampa nel nostro Paese!

Ma la giustizia è lenta è talvolta giusta, tanto che "Il Dibattito" è "rimesso in libertà" insieme al suo Direttore, e agli altri sventurati che con Lui hanno perso la libertà per molto tempo e nessuno pagherà per questa infamia!

Evidentemente non erano scritte fantasie malate infamanti in questo giornale, ma verità brucianti, altrimenti ancora oggi "Il Dibattito" sarebbe stato sotto sequestro e i responsabili a marcire nelle nostre splendide carceri che fanno un baffo a quelle turche! "Il Dibattito" c'è e continuerà a seguire la sua linea di trasparenza e ricerca della Verità.

Anche qui Diritti Umani pesantemente violati! Bisogna insistere nel cercare la Verità. In ogni direzione bisogna andare, tutte le piste bisogna battere, senza pregiudizi e senza paura. A che vale la vita se la si vive da vili!
Noi non abbiamo da insegnare niente a nessuno, tranne che raccomandare indagini serie a chi avrebbe dovuto farle e fino a oggi non le ha fatte.

Concludiamo con un'ultima tragica nota.

Si legge su un manifesto funebre, affisso sui muri di alcuni Comuni della locride, quanto segue:

"Dando troppa importanza alle buone azioni, si finisce col rendere omaggio indiretto al male: Allora, infatti, si lascia supporre che le buone azioni non hanno pregio che in quanto sono rare e che la malvagità e l'indifferenza determinano assai più frequentemente le azioni degli uomini".

Ai Saggi la decodifica di questo enigma.

Sui giornali, non pretendiamo quelli nazionali, ma nemmeno in quelli locali è apparsa la notizia, o il commento,  di questo  annuncio mortuario, morte  " da suicidio" e inquietante messaggio pubblico.

Una folla ammutolita e piangente ai funerali! Ma non è stata una morte eccellente! Voci  sentite  per le strade raccontavano storie di strozzinaggi e povertà...  Ma nei salotti buoni è meglio che queste meschinità restino fuori, i pargoli si potrebbero turbare. Non turbiamo i pargoli.

In fondo si trattava solo di un oscuro povero cristo, padre affettuoso, persona educata e gran lavoratore! Biagio Palumbo si chiamava e a Brancaleone viveva. Morto il 15 novembre 2006 a 45 anni. La moglie e due figli ha lasciato, ma non tutte le vedove e gli orfani sono uguali!
Invece sono state  degne di nota le notizie riguardanti la morte per anoressia di una top model brasiliana e le nozze dell'attore americano Tom Cruise!

Così va la vita...

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