Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
giuseppe_chiaravallotiagazio_loiero_130pxIn questi giorni più di una trasmissione televisiva, che spesso coinvolge la Calabria, ci sta erudendo sugli sprechi della sanità. Le telecamere inquadrano cessi sfasciati di ospedali costati miliardi di lire o milioni di euro e mai entrati in funzione, si soffermano su sale operatorie con macchinari incartati e coperti di calcinacci, si bloccano sui visi serafici di personaggi, cui distrattamente o imprudentemente o forse per carenza di democrazia reale abbiano dato poteri e responsabilità e che senza scomporsi ci fanno sapere che la Corte dei Conti non è in grado d’intervenire né prima né dopo.
La magistratura ordinaria ha i suoi tempi biblici e gli organi di controllo amministrativo non funzionano. Forse si potrebbe stabilire con decreto di allungare la vita media di politici e funzionari per riuscire a condannare qualcuno. Insomma “c’est la vie” e non c’è niente da fare.

Ora è facile per tutti rendersi conto dei soldi sperperati, guardando edifici dai muri scrostrati tra l’erba alta, bagni e gabinetti devastati, centraline elettriche bruciate. Ci si rende conto, si fa finta (per l’occhio sociale, come si direbbe in alcune aree meridionali, cioè per non fare brutta figura) di scandalizzarsi, ma in realtà si è in piena e irreversibile assuefazione.

pm_luigi_de_magistris_px150curcio_salvatore2_150Oggi dai giornali si apprende che, a conclusione della famigerata inchiesta Why not la Procura generale di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per 98 soggetti, ma che già due di essi, l’avvocato Giovanni Lacaria e il signor Sabatino Bavaglio, hanno lamentato di non essere mai stati interrogati dal pubblico ministero, nonostante reiterate richieste. Se fosse vero, sostengono i giornali, ciò costituirebbe una grave violazione dei diritti della difesa. Io non so se e vero, ma mi chiedo se, dato che è  impossibile condannare un magistrato per omissione di atti di ufficio, non si può almeno stabilire un’abilitazione dell’inamovibilità a punti, in modo che dopo un certo numero di violazioni dei diritti della difesa, un magistrato disinvolto vada a finire in qualche altra plaga?

Certamente un cesso rotto ha una sua fetida icasticità, difficilmente uguagliabile, ma pensate veramente che centinaia di faldoni polverosi di un’inchiesta, che ha impegnato un numero indeterminato di poliziotti ed anche ben più costosi consulenti,  possa avere  un esito diverso delle macchine per sale operatorie esposte nel programma televisivo Report?  Oppure pensate che  un giudice possa andare a rileggersi tonnellate di atti ed esprimere una decisione serena iuxta alligata et probata? Quanti anni dovrebbe impiegare? E quanti degli atti delle indagini preliminari dovranno essere dichiarati nulli, perché compiuti ben oltre il termine massimo di due anni espressamente previsto dalla legge? E’ lecito compiere coscientemente atti nulli? Non lo so, lo chiedo al Consiglio Superiore della Magistratura.

Ma le responsabilità vanno a finire molto più in alto. Il complesso dell’uomo di Babele (per intenderci, quello che voleva farsi un nome costruendo una torre che arrivava fino al cielo e provocò la confusione delle lingue) o complesso edificatorio infinito è ormai arciconosciuto. E’ possibile che il legislatore non riesca a trovare un rimedio? E’ possibile che si perpetui il fenomeno delle inchieste spettacolo che non finiscono mai? E’ possibile che si abbia percezione diretta dell’irrazionalità di un comportamento di un magistrato e si permetta che continui all’infinito?

francesco mollace pmgiuseppelupisMentre i giornali si chiedono dopo gli scontri tra procure, scandali e azioni disciplinari in corso o abortite, se la magistratura catanzarese abbia la necessaria serenità per decidere su Why not, io rileggo su Dibattito News  la vicenda dell’avvocato Giuseppe Lupis, chiamato a rispondere presso un tribunale, in cui operano due magistrati da lui accusati di falso ed altro, per una presunta calunnia nei confronti di un pubblico ministero reggino. Io ancora devo capire di quale delitto specifico l’avvocato sapendolo innocente abbia incolpato il pm ovvero quali prove abbia simulato a carico di lui, mentre si difendeva dall’accusa di porto abusivo d’arma. So soltanto, da quello che apprendo dai giornali, che il giudice ha ammesso due testi, o collaboratori di giustizia che già avevano dichiarato il contrario qualche anno fa, che dovrebbero provare che l’imputato ebbe in mano la stessa arma, circa otto anni fa.  E che cosa significa? E quale rilevanza può avere in un processo in cui deve essere provata la prava voluntas di far finire in ceppi l’innocente sostituto procuratore Mollace?  Anche ammettendo che sia provato che l’avvocato tolse dalle mani di una non giovanissima signora disperata una pistola otto anni fa, quali elementi provano che la portò via, trascinandosela dietro in una borsa per farla sequestrare in aeroporto tanti anni dopo, in modo da accusare di non so che cosa il pm competente?

Considerato poi che l’attuale processo è indissolubilmente collegato alla vicenda che portò alla denuncia del noto sostituto procuratore catanzarese e di un giudice,  una sorta di prudenza istituzionale non imporrebbe ai magistrati di quella sede di astenersi, in maniera da evitare che qualche persona fantasiosa consideri la condanna solo una bassa vendetta?

Questa vicenda si trascina da otto anni con qualche mese di detenzione cautelare a spese dell’imputato e di Pantalone. Amen!



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