Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
Pin It

monte perreNon c'è pace al Tribunale di Locri. Arriva in Aula una denuncia che sa di beffa. Ai danni del Cittadino Stefano Bonfà, reo di essere stato un Cittadino modello e avere denunciato quanto ritrovato. Miglior destino per i tombaroli. Massimo guadagno con minimo impegno.

Storia paradossale di un Cittadino perbene. Ma siamo in Italia dove tutto è permesso. O quasi. Basta non toccare le sante istituzioni unite.Leggere quanto abbiamo ricevuto se avete a portata di mano un antiacido per lo stomaco. Lasciamo ai lettori il giudizio su quanto accaduto e sinteticamente riportato dall'autore di un'importante segnalazione di un sito archeologico che in qualsiasi altra regione - non del Sud - sarebbe stata posta a base di immediate e più approfondite ricerche, tutela del sito, avvio di una campagna di sensibilizzazione anche a livello internazionale. In questo caso si registra, salvo l'eccezione riportata da Stefano Bonfà, il totale disinteresse istituzionale che è l'autentica tragedia del Mezzogiorno. Il direttore

Ecco quanto ci invia Stefano Bonfà a cui va il nostro ringraziamento per il suo impegno e la sua preparazione: ( Per aprire gli allegati cliccate sopra la scritta colorata "( All ... )" due volte col mouse tasto sinistro)

•    " Premetto che mi occupo di elettronica, non di archeologia; vivo a Roma, ma mi reco spesso in vacanza in Calabria, a Samo-RC (mio paese natio).
Elenco una breve sintesi dei fatti.
•    Nel 2003 scopro e segnalo regolarmente un sito archeologico (Monte Perre [foto a destra in alto] - Samo), ma nulla... né un sopralluogo, né il ritiro dei reperti (frammenti ceramici), né alcuna azione di tutela. ( All. 01 ) Nel 2004 continuo con le risegnalazioni telefoniche, i solleciti e i reclami… tutto tace. Purtroppo sul monte, per le particolari condizioni ambientali e per la tipologia dei reperti, serviva la ricognizione di un archeologo, non la Forza pubblica.

•    Nel settembre 2010, venuto a conoscenza di nuovi lavori previsti che minacciavano gravemente il sito, risegnalo il tutto alla nuova gestione della Soprintendenza, formalmente e ripetutamente, fornendo ortofoto e dettagli sulla posizione dei reperti. Sentita la solita antifona, inizio, quindi, una nuova campagna “Urbi et Orbi” di solleciti, appelli e reclami.  (All. 02) e (All. 03)  
grotta di nino martino< Per inciso: chiedo al Soprintendente se intende riaprire il caso Grotta di Nino Martino [foto a destra], altro sito scoperto casualmente nella stessa area, agli inizi del 2003, in una delle mie tante escursioni fotografiche in Aspromonte. Detto sito era stato liquidato dalla Soprintendenza in modo alquanto discutibile, senza aver effettuato alcun esame archeometrico.  (All. 04)  Risposta… negativa. >
 
•    Nell'ottobre 2010 interviene l'Ispettorato Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio con propria nota indirizzata alla Soprintendenza e alla Direzione Generale Antichità – Servizio II, menzionando lo stato di abbandono per i reperti su Monte Perre e i mancati interventi di recupero e tutela dopo circa sette anni dalla prima segnalazione. Risultato: ancora nulla di fatto.  (All. 05)
•    Contatto diversi istituti di ricerca che trovano il sito (noto solo virtualmente da mia documentazione) molto interessante, giudicano i reperti databili (da foto) tra Eneolitico e Bronzo Antico e confermano la validità della mia ipotesi: un santuario d'altura a cielo aperto ove si effettuavano roghi votivi e frammentazione rituale delle offerte.

•    Ricercatori del Groningen Institute of Archaeology (Olanda) desideravano venire in Italia per studiare i reperti, ma non c'era un solo reperto ritirato dalla Soprintendenza. Inoltro, così, formale "richiesta di autorizzazione a recuperare e consegnare entro 24 ore" gli eventuali reperti rimasti ancora in loco. (All. 06)

•    Ottengo risposte elusive, allucinante quella della Direzione Generale Antichità che allerta i Carabinieri menzionando azioni delittuose da me preannunciate per iscritto. Il falso era lapalissiano! (All. 07) e (All. 08)

•    Chiedo rettifica senza ottenere risposta, mi risponde invece l'On. Di Pietro esprimendo la sua solidarietà nei miei confronti.  (All. 09) e (All. 10)
•    Contatto immediatamente i Carabinieri di Samo, invio pregressa documentazione, inoltrandola anche al Nucleo TPC. Restiamo in attesa della Soprintendenza, ma... nulla.  (All. 11)

•    Replico alla risposta della Soprintendenza ribadendo che la legislazione in Calabria è identica a quella vigente al Nord (da dove proviene il Soprintendente) e che istituzionalmente non esistono Comuni di serie A, di serie B o di serie Z.  (All. 12)  
•    Si interessa la Regione Calabria per il tramite dell’Assessore alla Cultura Mario Caligiuri, ma il risultato è sempre lo stesso: né un sopralluogo, né il ritiro dei reperti.  (All. 13)

•    Nel luglio 2011, percorrendo la strada pubblica che passa per il sito, noto che i reperti a bordo strada erano ancora là, così avverto immediatamente Sindaco e Carabinieri.  L'indomani accompagno i Carabinieri che recuperano quanto avvistato (447 frammenti ceramici).  (All. 14)

•    Nel settembre 2011 la Soprintendenza mi comunica che non ho diritto al premio di rinvenimento (per quel tipo di reperti è una cifra irrisoria e patetica) motivando la cosa con un insieme di accuse contraddittorie, in contrasto con quanto verbalizzato dai Carabinieri e identiche a quelle che ritroverò nella denuncia. Replico spiegando sinteticamente i fatti e ribadendo i miei diritti.  (All. 15 ) e (All. 16)

      Nessun ravvedimento da parte della Soprintendenza.

•    Nel gennaio 2012 scopro che, dopo il recupero effettuato dai Carabinieri, la Soprintendenza aveva sporto denuncia nei miei confronti, una denuncia chiaramente “ad personam” fatta senza neanche aver visto quei 447 frammenti ceramici rinvenuti in superficie. Detta denuncia aveva, infatti, come oggetto “447 frammenti di presunto valore archeologico”, era datata 19 luglio 2011, mentre La Soprintendenza si era recata a Samo in Caserma, dove erano custoditi i reperti, in data 26 luglio 2011.

Alla luce dei fatti, la denuncia era solo un insieme di accuse diffamatorie e, a dir poco, paradossali, prive di qualsiasi fondamento. A supporto delle accuse mosse, la Soprintendenza aveva allegato la suddetta lettera diffamatoria della Direzione Generale Antichità. Mi si accusava, innanzitutto, di non aver denunciato entro 24 ore i suddetti reperti, scoperti (secondo la Soprintendenza) nel dicembre 2010. (All. 17)

Dopo tante segnalazioni sin dal lontano 2003, oltre al danno, anche la beffa! Inutile far presente che una cosa non può essere nota prima ancora della sua scoperta, specie se già nell’ottobre 2010 si legge del suo stato di abbandono, quanto meno, nella nota dell’Ispettorato, e specie se i Carabinieri la ritrovano nello stesso punto da me evidenziato nell’ortofoto inviata alla Soprintendenza nel settembre 2010.

Da notare, invece, che quel “raccolto… per evitarne la dispersione, data l’inerzia della Soprintendenza” che si legge nel verbale di rinvenimento redatto dai Carabinieri e da me controfirmato, passando per “raccolto”, subisce una mutazione semantica e diventa “scoperta fortuita” nella denuncia della Soprintendenza.
D’altra parte, che senso avrebbe allegare la lettera della DGA, che si riferisce a marzo 2011, fantasticando su successive ricerche per scoprire… ciò che è già stato scoperto.
•    La suddetta denuncia ha scaturito il procedimento penale n. 1592/11 RGNR, iscritto nei miei confronti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC). Nel corso del procedimento, il PM, non conoscendo i fatti e fuorviato da notizie non corrispondenti al vero propinate da cotanta Autorità, richiede decreto penale di condanna nei miei confronti per omessa denuncia entro 24 ore, con il pagamento di 2700 euro di ammenda.  (All. 18)
Il GIP respinge la richiesta e chiede ulteriori indagini.

•    Inviata memoria difensiva con relativa documentazione, lo stesso PM non solo chiede ed ottiene l'archiviazione del caso, ma nella motivazione elogia il mio comportamento definito “irreprensibile perché conforme alla legge ed effettivamente meritevole di plauso perché espressione di spiccato senso civico ed elevata sensibilità culturale”.  (All. 19)

•    In data 2 aprile 2012 invio esposto/preavviso di azioni giudiziarie, corredato da relativa documentazione, al Ministro-MiBAC per competenza e al Presidente della Repubblica per conoscenza.
•    In data 6 aprile 2012 sporgo querela.
                                                                                                                                                                  Stefano Bonfà  "
Nota redazionale: Se cliccate sulle immagini esse si apriranno ingrandite permettendo una migliore visione.






Giornale online iscritto il 2/05/2008 al n. 184/2008 del Registro di Stampa del Tribunale Civile di Roma.
Direttore Ernesta Adele Marando. Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.