Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale
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ANNIVERSARIO DELLA RIVOLTA DEL 1810 CONTRO L’OCCUPAZIONE FRANCESE E LE STRAGI DEL GENERALE FRANCESE MANES CHE ANTICIPARONO QUELLE MAFIOSAVOIARDE DI GARIBALDI, CIALDINI E DEGLI ALTRI CRIMINALI COMMEMORATI OGGI DA IGNORANTI E RINNEGATI
napoleone-iregno-2-sicilieSe non fossero ignoranti e privi di dignità i rappresentanti politici delle regioni del SUD avrebbero trovato nella Storia delle rivolte del 1810 contro l’occupazione francese del Regno di Napoli gli avvenimenti da ricordare e contrapporre all’imposizione di “festeggiare” l’asservimento del Regno delle Due Sicilie ai francesi bastardi dei mafiosavoia del 1860.
Specie in BASILICATA e in CALABRIA dove più forte fu la reazione all’aggressione condotta  con metodi criminali dal generale francese MANES che anticipò di cinquant’anni le stragi di CIALDINI, LAMARMORA, PIOLA CASELLI, PINELLI. La gestione del potere coloniale nella parte continentale del Reame di NAPOLI era stata affidata da NAPOLEONE a Gioacchino MURAT dopo la nomina di Giuseppe BUONAPARTE a re di SPAGNA nel 1808. Ma MURAT temeva di non poter durare a lungo come reggente nel SUD.

Come evidenzia BIANCHINI “…in questo suo proponimento vieppiù andavasi fermando per il timore concepito dopo il matrimonio di Napoleone con una principessa della casa d'Austria, presso della quale avesse potuto valere l' opera della nostra regina Carolina, perché il reame di Napoli tornasse ai Borboni. Pertanto venne nel 1810 posto il campo nell'estrema Calabria tra Reggio e Scilla, e cominciò Murat la sua impresa prendendo il nome e l'uFficio di luogotenente di Napoleone nelle Calabrie. Ma Napoleone, il quale non avea in animo di far quella impresa, e piuttosto verso quei luoghi volea tener volta l'attenzione degl'Inglesi, perché nol disturbassero al tutto negli altri suoi disegni, senza mettere Murat a parte di tali cose, avea disposto che la Sicilia non mai si potesse attaccare senza l'assentimento di Grenier ch'egli avea eletto a duce delle Francesi schiere, e che solo era depositario di quel segreto. Laonde dopo vari accidenti e dopo inutili e grosse spese levò Murat il campo da quei luoghi, e tornossene in Napoli intorno alla fine del 1810….”(1).


gioacchino-muratE mentre MURAT rientrava a NAPOLI i Patrioti Calabresi e Lucani si rivoltarono contro gli occupanti francesi del Reame di NAPOLI. Fu una rivolta eroica quanto oggi sconosciuta ai campioni del servilismo succedutisi nel tempo, cooptati da potere neocoloniale instaurato nel 1860 sulle baionette dei bersaglieri di LAMARMORA e perpetuato oggi dalle baionette dell’antimafia manovrate dai campioni del nulla politico e culturale. BIANCHINI evidenzia come la reazione alle stragi e vessazioni dei francesi fu condotta “… segnatamente in Basilicata, e nelle Calabrie,…”.E, anticipando ancora una volta oltre alle stragi di civili la definizione dei mafiosavoia i francesi definirono “briganti” i Patrioti che reagirono all’invasione del Reame di Napoli. “… E in taluni luoghi tra Salerno e la Basilicata giunsero a starsene sino al numero di 1300, tra' quali 400 con cavalli a campo aperto, come ordinata milizia. In altri luoghi, innanzi a bande di briganti furori costretti a cedere e ad indietreggiare le regolari milizie francesi e napoletane. Per il che mentre davasi dal governo qualche compenso ai miseri danneggiati, si fecero leggi severissime per le quali minacciata era la pena di morte, e la confiscazione de' beni non solo ai briganti , ma a quei che li favoreggiassero, o sostenessero, ed inoltre fu prescritto doversi compilare dal comandante militare, e dall' Intendente di ogni provincia certe liste, ove notati erano i nomi de' briganti, i quali dopo questo atto venivano messi fuori della legge, talché a chiunque era lecito ucciderli o arrestarli. Ma nel caso di arresto erano giudicati dalle militari commissioni con forme celerissime e spedite oltre ogni credere. Per tali prescrizioni si fece aperto dalle liste lo straordinario numero de' briganti che furono distrutti non senza atti di barbara crudeltà che gli ufficiali del Governo usavano contro di essi, e dei miseri loro innocenti e vecchi e deboli parenti.
Nelle Calabrie, ove più forti erano i briganti; furono nell'ottobre dell' anno 1810 conferiti pieni poteri al general Francese Manes, il quale alle accennate disposizioni di leggi altre ne uni ancor più severe, punendo di morte chiunque avesse avuto la più picciola relazione co' briganti, senza che neppure alcuna se ne permettesse tra fratelli, padri figliuoli, mariti e mogli. Tutti i cittadini star doveano armati era obbligo di uccidere i briganti anche se loro fratelli, figli o padri si fossero. S'impedirono i lavori della campagna, non fu permesso portar cibo agli stessi coltivatori della terra a fin d'isolare del tutto i briganti e ridurli per fame. E perché tali cose fossero eseguite con sommo rigore, veniva la minima infrazione punita di morte, non rispettandosi né la buona fede né la sventura, ne il sesso, ne la veechiaia, e nò anche la tenerissima età; sicché quasi diresti ch'era ivi cessato ogni senso di umanità e sciolto qualsiasi social legame. Di 3000 briganti, che leggcvansi nelle liste pubblicate al cominciar di novembre del 1810, non uno restavano al finir del seguente mese di dicembre. Pochi fuggirono in Sicilia; parte morirono di fame e di stento, altri presi a tradimento, o combattendo, furono giudicati, e messi a morte; e non pochi dopo ostinata resistenza diedero prove di tal coraggio e fermezza, che ove per avventura una degna causa e non il delitto avessero parteggiato, avrebbero le virtù loro uguagliato anche quelle più chiare della moderna e dell'antica età. (1)”.


Duecento anni sono passati. E l’ignoranza e la viltà fanno dimenticare l’anniversario della rivolta antifrancese e l’eroismo di Calabresi e Lucani che anticiparono la liberazione del Reame.

G.L.
( 1 – Della storia delle finanze del regno di Napoli - Lodovico Bianchini - 1839 PALERMO )
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