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Atto d'accusa contro ogni forma di ingiustizia - Giornale periodico on line a carattere politico e culturale

Noi ci siamo, noi non dimentichiamo, noi non accettiamo una sentenza scritta per mettere una "lapide" su un massacro di popolo. Paolo Signorelli

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paolo_signorelliUna storia infinita e tragica. Bologna. Strage 2 agosto 1980.
J'Accuse si occupa anche di ingiusti processi nella storia. Tra questi quello che ha visto come protagonista Paolo Signorelli. Il professore si "è fatto " 10 anni di carcere da INNOCENTE. Pubblichiamo una memoria difensiva del suo avvocato dr. Gabriele Bordoni. Depositata il 22 giugno 2009. Cinque giorni fa.


"Noi ci siamo, noi non dimentichiamo, noi non accettiamo una sentenza scritta per mettere una "lapide" su un massacro di popolo. Paolo Signorelli"


STUDIO LEGALE BORDONI
V.le XII Giugno n. 2 - 40124 Bologna
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PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI BOLOGNA
-Dott. Cieri-


Memoria difensiva

Il sottoscritto Avv. Gabriele Bordoni, difensore della p.o. Signorelli Paolo e dell’Associazione per il Diritto e la Giustizia Enzo Tortora Onlus, nel procedimento penale R.G.N.R. 7823/05 mod. 44, pendente avanti l'intestato Ufficio,
premesso:
che il procedimento di cui all'oggetto concerne la strage del 2 agosto 1980 avvenuta presso la stazione ferroviaria di Bologna;
che, recentemente, le cronache giudiziarie -segnatamente il Corriere della Sera  del 26 aprile scorso- hanno dato conto delle dichiarazioni rese da Carlos “lo sciacallo”, ossia Ilich Ramirez Sanchez, per la prima volta davanti a un Magistrato italiano che lo ha ascoltato presso il Tribunale di Parigi;
che, testualmente, dal cronista viene riportata virgolettata questa frase: “la strage del 2 agosto, a Bologna, non è opera dei fascisti”;
che, è noto, Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, così come Luigi Ciavardini, sono stati condannati per quel reato e, stando alle parole di Carlos, viceversa non avrebbero nulla a che fare con quell’orrendo e terribile  crimine;
che, se le affermazioni di Carlos dovessero essere approfondite e riscontrate da altri elementi, è evidente quella che potrebbe essere la ricaduta sulle sentenze di condanna cennate;
che questo obiettivo è di giuridico interesse anche per la p.o. (che, nel contesto del provvedimento per la strage, subì circa dieci anni di custodia cautelare prima di essere assolto) oltre che dell’Associazione citata quale soggetto che ha nelle proprie finalità istituzionali la tutela dei diritti civili al fine di promuovere, con ogni forma d’intervento nella vita pubblica del Paese, l’esistenza di una società fondata sulla certezza del Diritto, quale garanzia dei beni morali e materiali di tutti i cittadini, nonché di una Giustizia efficiente, imparziale e responsabile ed a tal fine opera da anni anche attraverso la denuncia di ogni forma di prevaricazione e di violazione dei diritti dei cittadini da chiunque esse siano messe in atto;
che, sempre a quanto è dato rilevare dalla cronaca -peraltro non smentita da alcuno ed anzi confermata nelle linee generali dal difensore di Carlos, Avv. Sandro Clementi- Carlos avrebbe affermato di voler parlare “davanti a una commissione ministeriale, non a un magistrato” e che comunque “quella è roba della Cia, i servizi segreti italiani e tedeschi lo sanno bene. Il guaio è che l'Italia è una semicolonia degli Stati Uniti, ragion per cui nel vostro Paese non si possono risolvere i tanti misteri... L'Italia dal 1943 è metà pizzeria e metà bordello degli americani, per questo non si risolve nulla... e lo stesso vale per la Germania, semicolonia americana dal 1945”;
che queste affermazioni, considerato che provengono non da un mitomane ma da chi è ancora detenuto nel carcere francese di Poissy ed è stato autore, fra le altre operazioni terroristiche, dell'assalto al quartier generale dell'Opec nel 1975, devono essere necessariamente approfondite, anche perché il dichiarante avrebbe riferito con puntualità che non possono essere stati i neofascisti a mettere la bomba alla stazione di Bologna dal momento che “in quegli anni il traffico di armi ed esplosivi attraverso l'Italia era cosa soltanto nostra. Col beneplacito dei servizi italiani, coi quali noi rivoluzionari trattavamo personalmente, i compagni potevano attraversare l'Italia, così come la Grecia, con tutte le armi in arrivo da Saddam Hussein. Per questo posso certamente dire che in quei giorni mai ci sarebbe potuto sfuggire un carico di T4 grande come quello fatto esplodere a Bologna. Non sarebbe sfuggito a noi e di certo non lo potevano avere in mano i neofascisti italiani. Quel tritolo viene dai militari... Tra i rivoluzionari palestinesi e l'Organizzazione dei rivoluzionari internazionali,  i patti con i servizi segreti italiani erano chiari: in Italia traffico di armi sì, attentati no... E noi abbiamo mantenuto la parola…del resto noi eravamo organizzati militarmente e per questo subito dopo lo scoppio a Bologna ho ricevuto un rapporto scritto. Noi, prima di tutti, volevamo capire cosa fosse accaduto”;
che tale rapporto sarebbe stato redatto da Magdalena Cecilia Kop -ex moglie del dichiarante che starebbe ora collaborando con la polizia politica tedesca- e dovrebbe contenere indicazioni circa i servizi segreti che, a dire di Carlos, sapevano bene che a Bologna quel giorno ci sarebbe stato Thomas Kram -un insegnante comunista di Bochum, rifugiato a Perugia, con simpatie e forse legami con le organizzazioni terroristiche vicine all’O.L.P.- la cui morte in occasione della strage sarebbe stato un obiettivo politico per indurre la reazione italiana contro i palestinesi a cagione dell'eccidio, facendo sì che l'Italia si avvicinasse politicamente ad Israele;
che, dunque, mentre verrebbe così ad essere demolita la tesi di accusa recepita nelle sentenze di condanna dei citati neofascisti oltre che quella di Cossiga che faceva riferimento ad uno scoppio accidentale dell'esplosivo in transito, viene da concludere che Carlos conosca davvero gli autori dell’attentato e possa e debba riferire al riguardo, altrimenti essendo passibile di incriminazione quanto meno per favoreggiamento;
che, in tal senso, si invita il P.M. a valutare l’opportunità di iscrivere il soggetto nel registro n.r. se non per concorso nel reato principale, almeno per il reato di cui all’art. 378 C.P. in quanto tale perseguibile, anche se commesso all’estero, in virtù del combinato disposto degli artt. 10 c.p.p. – 7 ed 8 C.P. trattandosi di reato da considerare politico oltre che dettato da finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico (che può inerire a qualunque condotta illecita se il fine perseguito dall'agente è quello di destare panico nella popolazione; l'aggravante -che non è collegata neppure all'appartenenza dell'agente all'associazione sovversiva- sussiste ogni qualvolta il reato sia strumentalmente rivolto a perseguire la conservazione dei fini di terrorismo o di eversione – così Cass. pen., sez. I 23-3-2006, n. 10283);
del resto, la richiesta rivolta dal P.M. a Carlos, nell’occasione del recente citato contatto, circa la sua conoscenza di Abu Saleh Anzeh, rappresentante in Italia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, allora delegato ai rapporti con i servizi segreti militari, domanda alla quale non si sa se sia stata data risposta e se la stessa possa dirsi esauriente e credibile, si coniuga con la prospettiva segnalata per la quale dovrebbe interpellarsi e sollecitarsi ad opera del P.M. l’intervento del Ministro della Giustizia;
che, tale formalità, inoltre, consentirebbe alla A.G. italiana di avanzare domanda di estradizione -alla quale Carlos, per detta del suo difensore, non si sottrarrebbe- così da essere sottoposto ad ulteriore investigazione in Italia e, magari, essere sentito dalla Commissione Stragi come dal medesimo indicato;
che, dunque, apparendo evidente l'interesse delle parti rappresentate, oltre che dell’intero Paese, a verificare le dichiarazioni di tale soggetto è doveroso stimolare l’attivazione del P.M. anche rispetto alle formalità sopra descritte;
tanto brevemente premesso, lo scrivente
chiede
che la S.V. Ill.ma voglia valutare la possibilità di iscrivere Ilich Ramirez Sanchez quale indagato nel registro locale delle n.r. ex art. 335 c.p.p., quindi dando corso alle correlate iniziative di cui in premessa.
Con perfetta osservanza.

Bologna, 22/6/2009.

Avv. Gabriele Bordoni


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